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Lula ha scelto la sua consigliera più fidata per la sua successione nella corsa alle elezioni presidenziali del 3 ottobre.
I giornali di tutto il mondo la chiamano 'la prescelta', ma Dilma Rousseff è molto di più. Sarà lei la candidata del partito dei lavoratori alle prossime elezioni del 3 ottobre, nominata direttamente dall'attuale amatissimo presidente Luiz Inàcio Lula da Silva, giunto ormai al capolinea dei due mandati previsti dalla Costituzione. Lula l'aveva detto da subito: "Vorrei che dopo di me ci fosse una donna. E quella donna c'è già: Dilma Rousseff".
Non che tutto sia filato liscio in queste settimane di campagna interna al partito dei Lavoratori al governo da otto anni in Brasile. Fino all'ultimo ha combattuto l'attuale ministro della Giustizia Tarso Genro, famoso anche in Italia per aver negato l'estradizione di Cesare Battisti, tuttora in Brasile, in attesa di una decisione definitiva sulla sua sorte. La sua è una figura forte: ex perseguitato politico, ex presidente del partito, è anche l'ex sindaco di Porto Alegre che ha inventato l’esperienza dei Forum sociali. Il suo difetto è quello di rappresentare la frangia di opposizione all'interno del Pt e quindi la scelta è stata obbligata: Dilma. L'unica in grado di non spaccare il movimento di Lula a pochi mesi da un difficilissimo test elettorale. Il candidato del Partido de la Social Democracia Brasileña, un partito socialdemocratico che si colloca alla destra del Pt, è infatti un pezzo da novanta. E' vero che gli ultimi sondaggi vedono la Rousseff in forte ripresa, ma il divario è ancora ampio. La signora è risalita dal 17 al 25%, ma al momento il candidato favorito resta José Serra, governatore di San Paolo, che raccoglie il 36% dei consensi, perdendo appena due punti. Il sondaggio dell'Istituto brasiliano di opinione pubblica e statistica (Ibope) assegna l'11% al socialista Ciro Gomes e l'8% all'ex ministro dell'Ambiente di Lula, Marina Silva che corre per i Verdi. Un elettore su cinque però non ha ancora deciso chi e se votare.
'Prescelta' Dima lo è stata da sempre. Lula l'ha voluta prima come ministro, poi come capo dello staff della presidenza. Consigliera fidata, è a lei che Lula ha assegnato la responsabilità di rilanciare la politica economica brasiliana. E sempre lei lo ha ripagato: il suo Programma di Accelerazione Economica (Pac) ha funzionato. Anche nel 2009 della crisi mondiale, il Paese ha tenuto botta e il Pil, anche se di pochissimo, ha chiuso in terreno positivo: +0,1%. La continuità politica premierebbe la posizione internazionale ormai raggiunta dal Brasile di Lula, che infatti gode dell'80% dei consensi tra i suoi connazionali. Il Paese è diventato essenziale all'equilibrio del continente americano. Equidistante dalle posizioni del Venezuela di Chavez e degli Stati Uniti, ha molti amici anche in Europa. I rapporti con la Cina sono più stretti che mai: Pechino ha da poco concesso un finanziamento da 10 miliardi di dollari per l'esplorazione petrolifera dei giacimenti scoperti al largo di Santos e San Paolo. E la Rousseff, che è sempre stata il braccio destro di Lula, è la migliore garanzia, anche perché ha dimostrato di essere una capace amministratrice.
Non ci sono solo rose e fiori nella cavalcata della candidata del Pt alla presidenza. Innanzitutto non ha mai affrontato un passaggio elettorale. Dilma è stata scelta da Lula come tecnico. Debuttare con il voto alla più alta carica dello Stato è un rischio. Tanto più che molti osservatori la giudicano competente, ma priva del carisma del suo presidente. Incapace di convincere i brasiliani. Lula la difende, giocando la carta del sessimo. "E' attaccata, perché le donne sono ancora trattate da cittadine di seconda classe", dice. Anche se poi è costretto a riconoscere che deve trovare il suo stile personale, ma "le sue capacità la porteranno verso la vittoria". I due viaggiano sempre insieme. Unica eccezione, il recente carnevale di Rio de Janeiro: Lula era stanco, Dilminha (come la chiamano i brasiliani) ci è andata da sola.
Qualche scandalo macchia la carriera politica della Rousseff. Il più insidioso, l'accusa di aver commissionato un dossier per screditare l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, oggi all’opposizione. Ma è una circostanza difficile da dimostrare.
L'appoggio di Lula è così determinato da far sospettare agli oppositori che in realtà ci sarebbe un accordo politico tra i due. Il presidente ha preferito evitare la strada del referendum - come invece ha fatto Chavez in Venezuela - per ottenere la possibilità di un terzo mandato consecutivo. Dilma servirebbe solo a guidare il Paese in attesa del suo ritorno. Lui resterebbe dietro le quinte, un po' com'è successo nella Russia di Putin e Medvedev.
Ma la vita di Dilma Rousseff spiega che la signora è tutto, tranne che un candidato fantoccio. Figlia di un esule, poeta e militante comunista bulgaro e di una casalinga, è da subito sedotta dal socialismo, soprattutto dopo il colpo di Stato del 1964. Si è così unita alla Resistenza, diventando una guerrigliera della Vanguarda Armada Revolucionária Palmares che combatteva contro la dittatura militare che guidò il Brasile fino al 1985. Nel 1970 venne catturata e torturata per 22 giorni, perfino con l'elettro-shock. Restò in carcere tre anni. Lei stessa ha raccontato delle umiliazioni che ha dovuto subire. Veniva gettata nuda a terra in un bagno sporco, dove i suoi aguzzini andavano a riprenderla solo per tornare a seviziarla.
Una volta uscita dal carcere, si rifugiò a Rio Grande do Sul con Carlos Araùjo che è stato suo marito per
trent'anni. Insieme fondarono il Partito Laborista locale, che lasciò nel 2000 per iscriversi al Partito dei
Lavoratori di Lula. Quando il marito venne arrestato, lei si fece assumere come insegnante nel carcere pur di vederlo. Il resto è storia di oggi.
Dilma è donna di grande temperamento. All'inizio dell'anno scorso la battaglia più difficile, quella contro un tumore linfatico. Ha affrontato un'operazione chirurgica e la chemioterapia. Per nove mesi ha usato una parrucca, per nascondere la calvizie provocata dalle cure. In vista della candidatura alla massima carica del Paese ha cambiato la sua immagine. Nel Paese dei chirurghi plastici più famosi al mondo, ha fatto un lifting e si è tolta gli occhiali. Ora è pronta a rimpolpare le fila delle donne presidenti in America: Laura Chinchilla in Costa Rica e Cristina Fernandez Kirchner in Argentina.
di Francesco Bianco
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Roberta ha 32 anni e vive in Italia da 6 mesi. Brasiliana, ha vinto una borsa di studio per un dottorato di ricerca internazionale all'Università di Roma. "Sono molto orgogliosa di come Lula ha gestito il mio Paese per otto anni. Siamo migliorati, più forti. Il Brasile ha ancora un sacco di problemi. Basta pensare che il 20% è sotto la linea di povertà, ma la percezione che Lula ha dato a tutto il mondo è di un Paese nuovo e forte". L'accento è ancora molto forte, ma Roberta conosce bene il suo Brasile. "E' il più bello di tutti - racconta - voi italiani avete l'arte, ma noi abbiamo tutto il resto, la natura, il calore della gente, il ballo, la musica. Voi siete diventati un po' tristi". Poi va dritta al nocciolo della questione elettorale. "Come donna mi fa piacere che ci siano due candidate: Dilma Rousseff e Marina Silva. Ma se devo scegliere, scelgo la seconda. Lei è davvero una super donna. Ha difeso con forza le popolazioni della foresta dai madereiros (grandi latifondisti ndr). Mi è piaciuta molto anche la sua scelta di lasciare il Partito dei Lavoratori dopo trent'anni di militanza. Come ministro dell'Ambiente non poteva certo accettare la costruzione di gigantesche dighe che avrebbero distrutto milioni di ettari di foreste. E poi Lula non ha fatto la tanto promessa riforma agraria, che Marina voleva fortemente". Roberta riconosce anche alla Rousseff molte qualità. "E' una donna che ha lottato molto per le sue idee, per il suo Paese. Ma ha sempre avuto bisogno di un uomo al suo fianco. Prima il padre, poi il marito, infine il presidente. Comunque tutto è meglio di José Serra".
