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Odiato dagli oppositori, amato dagli elettori, il presidente colombiano sta pensando a un terzo mandato

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Le Farc tentano di rapire un candidato alle elezioni per il governatorato della provincia di Guaviare. Cinque persone restano a terra, mentre altre quattro sono ferite. Tra loro anche l'obiettivo del raid: Jose Perez Restrepo, subito trasportato in ospedale. L'uomo politico era in auto scortato da guardie del corpo e polizia quando è caduto in una imboscata. L'attacco di domenica scorsa arriva mentre la Colombia si prepara alle elezioni legislative di marzo e a quelle presidenziali di maggio, che vivono anche l'incognita di una possibile terza candidatura del presidente Alvaro Uribe. Non era mai successo prima. 


L'incidente mostra come le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia siano ancora in grado di colpire dritto al cuore dello Stato, nonostante le significative vittorie della politica militare di Uribe in stretta collaborazione con gli Stati Uniti. Le Farc hanno ricevuto molti duri colpi dal governo colombiano: sono state obbligate a tornare a nascondersi tra le montagne e nella giungla. Molti dei suoi comandanti sono stati eliminati e numerosi combattenti hanno lasciato il movimento grazie alla pressione delle forze armate, che possono contare su mezzi migliori: elicotteri, addestramento e informazioni di intelligence.


Ma l'esercito del popolo, che resta una minaccia nelle aree rurali, è tornato a usare la strategia dell'imboscata oltre a quella delle mine sui terreni per fermare i soldati. Solo a dicembre le Forze Rivoluzionarie hanno rapito e ucciso un importante uomo politico, Luis Francisco Cuellar. Il governatore dello stato di Caqueta è stato portato via dalla sua casa di Florencia da uomini armati vestiti con l'uniforme militare ed è stato ritrovato morto con una profonda ferita alla gola.


L'appoggio popolare di cui gode Uribe è innegabile. Come innegabili sono stati alcuni successi che ha messo a segno. Primo fra tutti la sicurezza. È riuscito nell'impresa di regalare alla Colombia un momento di tregua dopo decenni di lotta continua. Drasticamente diminuiti i sequestri di persona e gli omicidi. Con la sua vittoria nel 2006 è diventato il primo presidente nella storia del Paese a essere eletto al primo turno.


Le vicende delle Farc e di Uribe sono drammaticamente intrecciate: nel 1983 uccisero il padre del futuro presidente. E diverse volte hanno attentato alla vita dello stesso Uribe. Sono sempre le Forze Rivoluzionarie ad avergli dato la volata elettorale nel primo mandato. L'allora presidente Pastrana tentò la carta del dialogo e la risposta che ottenne fu un aumento a dismisura di rapimenti, violenza ed estorsioni. È qui che è nato il fenomeno Uribe. La gente era stanca. Dopo il fallimento del tentativo pacifico, l'innalzamento dello scontro voluto da Uribe ha portato vittorie incontestabili.


Il leader colombiano ha avuto un momento di grande successo internazionale in seguito alla liberazione della franco colombiana Ingrid Betancourt nel 2 luglio del 2008
, dopo sei anni di prigionia. Le Farc l'avevano rapita proprio mentre era candidata alla presidenza.
E anche se sono molte le cartucce nelle mani dei suoi oppositori, finora non sono mai riusciti a far cambiare idea ai suoi elettori.


Il suo potere è fondato su un pilastro molto solido: un esercito ben equipaggiato dagli Stati Uniti. La Colombia è terzo nella graduatoria dei Paesi che ricevono il maggior aiuto militare da Washington, dopo Israele e l'Iraq. Ci sono più di 2 mila soldati americani e diverse basi militari. E anche Israele collabora a stretto regime con Bogotà: agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano, addestrano i militari colombiani. Uribe è accusato di essersi servito quando era governatore dello Stato di Antioqua di una rete di sicurezza locale che poi si è trasformata in un movimento paramilitare di destra. Non esistono conferme che siano stati determinanti nella sua elezione a presidente, ma certo avrebbero sostenuto chiunque ponesse al centro della sua politica la lotta alle odiate Farc. 

Recentemente Uribe è stato al centro dello scandalo dello spionaggio di politici dell'opposizione, giudici e giornalisti da parte dell'agenzia di intelligence colombiana. Alcuni gruppi che si occupano di diritti umani sono stati bollati come 'terroristi'.


Il rapporto stilato da nove Ong chiede l'intervento delle Nazioni Unite sul tema delle torture. Quasi un terzo delle vittime sono minori. E il dato allucinante è che nel 92% dei casi è responsabilità di apparati dello stato. Dal suo insediamento, nell'agosto 2002, sono oltre 560 i sindacalisti assassinati dal terrorismo di Stato e più di 1.200 i "falsos positivos": giovani ammazzati a sangue freddo, vestiti da guerriglieri e fatti passare per caduti in battaglia. Sono oltre 4 milioni gli sfollati all'interno del paese e la povertà ha raggiunto oltre il 70% dell'intera popolazione e le violazioni sistematiche dei diritti umani sono una pratica quotidiana. Le diseguaglianze sociali sono altissime: il 20% dei colombiani concentra il 62% dei consumi.


E ancora, il capitolo 'desplazados': diverse migliaia di persone che ogni anno sono costrette ad abbandonare le proprie case. Cercano rifugio dagli scontri continui tra le Farc e l'Eln, l'esercito di liberazione nazionale, le forze armate colombiane e i paramilitari dei Narcos. Nel 2008, 380 mila persone hanno lasciato le loro abitazioni. Un quarto in più rispetto all'anno precedente. Negli ultimi 25 anni sono stati 4 milioni e mezzo, su una popolazione di 45 milioni di abitanti. Alla fine la stragrande maggioranza di loro va aumentare le fila dei disperati che vivono negli slum alla periferia della capitale Bogotà.

di Francesco Bianco

{ 2 Commenti }

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chicca ha scritto:
2010-02-20 16:30:11
Mi state facendo appassionare alla politica mondiale. Non solo parlate di cose che gli altri non dicono, ma lo fate anche in modo coinvolgente. Mi è sembrato di essere lì in Colombia! Complimenti anche per l'equilibrio, bella l'idea di far commentare il pezzo a un colombiano. Che dire? Bravi.
Lorenzo ha scritto:
2010-02-20 16:53:26
Sì vero. Però è facile parlare di Paesi disperati. Vi sfido: a quando una bella analisi sociale e politica degli Stati Uniti, Quand'è che ci raccontate della disperazione americana? Delle famiglie disperate dopo la crisi economica? Di quanto sono arretrati gli americani che vivono nel centro e nel sud del Paese? Che c'è integralismo religioso anche lì? Che è anche uno dei Paesi più ingiusti socialmente? Che finanziano le guerre in tutto il mondo? Che tengo al cappio le Nazioni Unite? O con loro o sei un terrorista. Vabbè io aspetto.
La testimonianza di Mauricio

 

"Uribe non è il presidente dei miei sogni, ognuno fa compromessi". Mauricio Cardenas Laverde è colombiano. Vive e lavora in Italia da 16 anni. Fa l'architetto. Ci racconta che Uribe "sicuramente è il cambiamento positivo. Ci sono ancora grandi difficoltà in Colombia, ma adesso è un posto migliore. Ci torno ogni anno e lo trovo meglio di quando l'ho lasciato. Anche visitando zone sperdute, ho visto che c'è più sicurezza. Uribe ci ha regalato un po' di pace, relativa, ma sempre pace". Mauricio parla con passione del suo Paese e della lotta contro la guerrilla. "All'inizio è nata come movimento di sinistra. Questo alone affascinante, di intellettuali che lottano per la libertà del proprio popolo, è rimasto appiccicato addosso alle Farc, anche quando erano diventati solo miliziani corrotti dai soldi del narcotraffico. La Colombia non aveva l'appoggio della comunità internazionale per combatterle efficacemente. Soprattutto la Francia, un po' com'è capitato anche nella storia italiana, ha dato una sorta di protezione a queste 'persone'. Gente che uccideva, faceva estorsioni, si arricchiva con la droga, teneva poi lezioni a Parigi. Per fortuna la situazione è cambiata, anche se ora trovano rifugio nel Venezuela di Chavez. Stanno al confine con la Colombia, fanno le loro operazioni e poi rientrano in territorio venezuelano. Così le nostre forze armate non possono catturarli, si rischierebbe un conflitto tra i due Paesi". Mauricio parla con molta convizione della sua Colombia. Racconta che "chissà, potrei anche ritornare. È molto diverso ora. Ci sono possibilità di lavoro interessanti, specie per chi come me ha avuto una lunga esperienza all'estero". "È vero ci sono ancora grandi ingiustizie sociali, ma la Colombia va giudicata con i canoni del Sud America, e nel Sud America è tra i Paesi che stanno meglio. Abbiamo anche una classe media, negli altri, a parte Brasile, Messico e Cile, non c'è". Mauricio riconosce che la scuola pubblica "ti dà potenzialità molto minori, rispetto alla scuola privata. Ed è lì che fai le conoscenze giuste per costruirti un futuro. Quindi è vero che per chi nasce povero è più difficile salire la scala sociale". Poi con orgoglio latino ci ricorda che Bogotà ha vinto il Leone d'Oro per le città alla Biennale di Venezia nel 2006 per come ha affrontato i problemi dell’integrazione sociale, e le innovazioni nel settore dei trasporti. "Ogni quartiere della capitale ha creato un network con biblioteche, parchi collegati con piste ciclabili. Ci sono le corsie preferenziali degli autobus. Un ottimo lavoro, insomma".

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