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Sono passati tre anni da quando il presidente Felipe Calderon ha lanciato una guerra su tutto il territorio nazionale contro i cartelli della droga in Messico, ma l'aumento della violenza dei Narcos resta incessante nella città di Juarez. Nonostante siano stati dispiegati 10 mila nuovi agenti, in media 10 persone vengono uccise ogni giorno. Secondo il quotidiano messicano 'El Universal' l'anno scorso un terzo degli omicidi nel Paese è avvenuto proprio a Juarez, oramai conosciuta come la capitale della morte. I cittadini sono alle stremo e continuano a fare pressioni sui politici affinché combattano contro il traffico di droga che vale ogni anno 20 miliardi di dollari. Una cifra spaventosa che aiuta a corrompere giudici e amministratori. Meno del 10% degli omicidi, infatti, arrivano a una condanna.


Ma la situazione a Juarez è solo una delle tante che preoccupano il presidente Felipe Calderon, che in queste ore ha riunito il suo governo nella cittadina messicana per mettere a punto un nuovo piano anti criminalità. Proprio l'energica reazione del governo messicano ha avuto come risposta un incremento della crudeltà all'interno dei cartelli della droga. Una vera e propria resa dei conti per spartirsi l'immenso traffico, con centinaia di omicidi e migliaia di persone scomparse nel nulla. La preoccupazione è che ora l'obiettivo diventino le autorità del Paese e i civili. Secondo fonti di intelligence il Messico potrebbe dover fronteggiare atti di terrorismo contro edifici pubblici o durante manifestazioni nelle città. E' un fatto che la Dea (l'Agenzia americana che combatte i trafficanti) alla fine dell'anno scorso ha messo in guardia il Ministero dell'Interno sulla possibilità che nei primi giorni del 2010 i paramilitari dei 'los Zetas' (vedi box) preparino una serie di attacchi in diversi punti del Paese anche contro obiettivi civili: supermercati, centri commerciali, ponti e stazioni metropolitane. I signori della droga vogliono punire il governo dopo i recenti arresti e la confisca di beni al Cartello del Golfo. In tre anni di combattimenti tra polizia e Narcos si contano 16 mila morti.



Altro problema che toglie il sonno a Calderon è la spaventosa crisi economica che sta vivendo il Messico. Manifestazioni percorrono tutto il Paese praticamente ogni giorno. Ancora una volta per racimolare soldi i governi prendono di mira le classi medie e popolari, colpite dall'aumento dell'Iva al 16%, mentre sono rimaste stabili le bassissime tasse che si pagano sul patrimonio, favorendo quindi solo i più ricchi. Come se non bastasse sono improvvisamente aumentati elettricità e benzina del 5%. Aumento che si rifletterà, com'è normale che sia, sull'inflazione, con il risultato che tutti i prezzi schizzeranno verso l'alto. Secondo gli analisti i messicani avranno una diminuzione del potere d'acquisto del 20%: in pratica i loro già bassi stipendi saranno ancora più insufficienti di quello che sono stati finora.

 
Pessime notizie per l'economia arrivano anche dalla Pemex, una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo, che contribuisce per il 40% al bilancio del Messico. Bene, l'azienda è in profonda crisi. Non è stata ristrutturata per evitare il paradosso che il Paese centro americano debba esportare all'estero il proprio petrolio per importare benzina che non è in grado di produrre. Ma il governo resta immobile. E lo stallo politico rischia di diventare il problema dei problemi. Anche se non siamo alla situazione di qualche anno fa con l'Amministrazione dell'ex presidente Vicente Fox quando per approvare un'annacquatissima riforma dell'energia ci vollero più di 7 mesi, c'è il rischio che per non acuire i conflitti tra i due principali partiti il PRI (all'opposizione) e il Pan di Calderon, semplicemente si scelga di non scegliere. Inoltre le imminenti elezioni amministrative e parlamentari certo non aiutano il dialogo.


Del resto gli ultimi rapporti sul Paese sono drammatici. Cinque milioni di bambini non ricevono alcun tipo di assistenza. Dei quattro servizi fondamentali, salute, educazione, acqua potabile e allaccio fognario, al 70% dei messicani ne mancano almeno due. Il 65% non ha accesso a servizi sociali e l’81% della popolazione non ha il denaro sufficiente per provvedere a una corretta alimentazione. A ciò si aggiunge il fatto che la dozzina di milioni di messicani emigrati, soprattutto negli Stati Uniti, è sempre più in difficoltà nell’inviare rimesse, settima voce nel bilancio dello Stato. Nel 2009 sarebbero state meno di 20 miliardi di dollari contro i 23.5 del 2008.

di Francesco Bianco

{ 4 Commenti }

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Marco ha scritto:
2010-02-13 15:24:00
Sono appena tornato dal Messico e finalmente qualcuno racconta quello che succede davvero. Gli altri giornali parlano solo di spiaggia e mare... al limite di suina.
Anna ha scritto:
2010-02-13 17:09:55
Io ci sono stata in vacanza a Capodanno. Durante una gita a Città del Messico ho visto diverse manifestazioni, ma non pensavo che la situazione fosse così drammatica.
Alberto ha scritto:
2010-02-13 18:15:19
Devo dire che ho iniziato a leggervi con diffidenza. Però ora devo dire che mi avete sorpreso.
maria ha scritto:
2010-02-14 01:38:03
È una tragedia vera. Per questo sono emigrata in Italia. Grazie per parlare del mio Paese. Tutti devono sapere la verità.
Los Zetas

Los Zetas è un gruppo di ex membri delle forze speciali dell'esercito messicano, pagati a peso d'oro ed utilizzati come sicari a tutela dell'organizzazione del cartello. Dopo l'arresto di Osiel Cárdenas Guillen, sanguinario padrone del Cartello del Golfo, los Zetas hanno sempre più un ruolo attivo nel traffico della droga.

 

Il gruppo fu fondato da alcuni ex ufficiali d'élite dell'esercito messicano ed è tuttora formato da ex poliziotti federali e locali oltre che da altri mercenari che provengono soprattutto dal Guatemala. Il loro leader ora è Heriberto Lazcano. Los Zetas sono considerati dalla Dea (l'Agenzia americana che combatte i trafficanti) il gruppo para militare più violento del Messico, ma anche quello equipaggiato con i più sofisticati sistemi tecnologici. Il gruppo è straordinariamente ben armato. Hanno divise ed elmetti da guerra. Il suo arsenale comprende anche missili ed elicotteri. Durante i loro attacchi usano le uniforme delle forze speciali messicane e guidano vetture del tutto simili a quelle della polizia federale.

 

Los Zetas lavorano anche con molte organizzazioni criminali internazionali, tra le quali l'italiana 'ndrangheta. Il 17 settembre 2008 in un'operazione congiunta dell'FBI  e della DEA americana, dell'ICE messicana a cui hanno partecipato anche i carabinieri del ROS sono state arrestate 200 persone appartenenti al cartello messicano dei Los Zetas e ad altre organizzazioni criminali a cui vendevano la droga, tra cui la 'Ndrangheta, nella fattispecie sono stati arrestati Vincenzo e Giulio Schirripa. I contatti fra le due organizzazioni venivano prese tramite elementi del cartello messicano a New York. Sono stati arrestati anche 16 esponenti dei Coluccio e degli Aquino tra New York  e la Calabria.  

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