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Hanno vinto tutti in Venezuela alle elezioni parlamentari del 26 settembre. Almeno a giudicare dai commenti dei contendenti. L'unico dato incontrovertibile è che l'alleanza di Chàvez ha perso la maggioranza dei due terzi del Parlamento che permetteva al capo di stato di essere il padrone assoluto del suo Paese. L'opposizione è cresciuta e avrà alla Camera 65 seggi, contro i 98 del partito di governo. Il Mud (Tavolo per l'Unità democratica, che si oppone al presidente) parla di "momento storico". Ma Hugo Chàvez non è da meno, indicando il risultato del voto come "un'importante vittoria per la rivoluzione socialista", per poi chiudere la questione con una battuta "se l'opposizione è contenta di aver riperso, spero sia sempre contenta". Ma con la nuova situazione parlamentare il presidente incontrerà molte difficoltà, con il Mud che potrà fermare molte delle sue riforme. Per la prima volta insomma Chàvez dovrà contrattare con i leader dell'opposizione.
Il Venezuela è insomma a una svolta: o una durissima battaglia politica, o l'inizio di una nuova era di collaborazione. Ovviamente il test elettorale del 26 settembre era anche un banco di prova per tastare la popolarità di Chàvez in vista delle presidenziali del 2012. Anche perché in termini assoluti di voti il distacco è molto piccolo tra il partito di governo e l'opposizione. La complessa legge elettorale venezuelana garantisce un largo premio di maggioranza. Alla fine il suo movimento, il Psuv, è stato scelto da 5.422.040 votanti, meno di 102 mila in più rispetto al Mud. Quindi Chàvez ha più di un motivo di frustrazione.
Chiave vincente per contrastare l'ex colonnello è stata l'unità. Per la prima volta dopo anni, l'opposizione ha trovato un’alleanza condivisa che ha portato alla nascita della Mesa de Unidad Democrática (MUD, appunto), coalizione che riunisce una ventina tra partiti e liste civiche. Che ha però un limite enorme: non ha ancora un leader.
Un colpo alla solidità del Partito socialista è arrivato anche da Patria Para Todos (PPT), il terzo polo formato da esponenti della società civile ed ex chavisti, che pur rimanendo fedeli al socialismo hanno deciso di discostarsi dalle posizioni radicali dell’ex colonnello. Il PPT ha portato via al presidente più di mezzo milione di voti. Un bottino elettorale che è diventato fondamentale in Parlamento.
Il calo di popolarità di Chávez è dovuto al malcontento diffuso soprattutto negli strati medio-alti della popolazione, complici gli effetti della crisi economica mondiale, l’ingombrante presenza dello Stato nell’economia, ritenuto responsabile della mancata crescita, e soprattutto all’insicurezza. Il Venezuela è oggi uno dei Paesi più pericolosi del mondo, con un numero di omicidi che nel 2009 è arrivato a 16.000. Secondo una ricerca del New York Times a Caracas le morti violente sono quasi il triplo che a Bagdad.
Un problema atavico del Venezuela, quello della violenza, al quale pure Chàvez, anche se con pochi risultati, ha cercato di porvi rimedio. Ha istituito la Policia Nacional Bolivariana, dedita alla repressione di questo tipo di crimini, e ha fondato una scuola speciale per l’addestramento dei poliziotti, contrattando consulenti da Paesi amici come Cuba, che vanta il tasso di criminalità più basso di tutto il Sudamerica.
Il controllo dello Stato su ogni comparto della vita pubblica, così come la sorveglianza del sistema dell’informazione (Chàvez ha oscurato due emittenti radio-televisive) sono innegabili anomalie del sistema. Però al caudillo in camicia rossa va riconosciuto il merito di aver investito molti dei proventi del petrolio (la prima risorsa del Paese) in politiche sociali che ancora oggi sono il collante dell’elettorato povero, più della metà della popolazione.
di Francesco Bianco (30 settembre 2010)
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A partire dal 2003 Hugo Chávez avvia le missioni bolivariane, ovvero una serie di programmi sociali con l’obiettivo di ridurre e annullare la cause e le conseguenze della povertà e dell’esclusione sociale. Nel progetto il governo ha investito 13 miliardi di dollari in sette anni, tutti ricavati dai proventi del petrolio. I piani sono sviluppati secondo il principio della democrazia partecipativa, che prevede la partecipazione diretta del beneficiario in tutto il processo di sviluppo.
Le missioni sono divise in tre grandi aree tematiche: prima di tutto l’educazione, che comprende la misión robinson, destinata all’istruzione degli analfabeti, la misión ribas, per l’istruzione di base nelle aree rurali e la misión sucre, che prevede borse di studio e incentivi per gli studenti universitari.
Il secondo gruppo riguarda l’alimentazione e i servizi di base come la misión barrio adentro, rivolta a dotare le zone più povere di ambulatori e altri servizi medici essenziali.
La costruzione di case popolari, per fare fronte alla carenza abitativa nel Paese, è stata invece incentivata con la misión habitat. Infine, con la misión mercal, si punta a migliorare la distribuzione e la conservazione del cibo con prezzi più bassi rispetto a mercati e supermercati.
L’ultima area comprende le missioni miste come la guacaipuro, per migliorare le condizioni di vita e di partecipazione sociale delle minoranze indigene, o la vuelta al campo, che mira a promuovere e incentivare le attività agricole nelle aree urbanizzate del Paese.
Di Marco Todarello
