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Attiravano lavoratori thailandesi negli Stati Uniti con la promessa di un lavoro, ma una volta giunti nel Paese chiedevano loro soldi e li costringevano a rimanere sul posto di lavoro. Un gruppo di dipendenti della Global Horizon Manpower di Los Angeles e due thailandesi hanno usato questo stratagemma con 400 lavoratori venuti dalla Thailandia, prima di essere scoperti dalle autorità giudiziarie americane. Tra gli accusati, in tutto sei: Mordechai Orian, Pranee Tubchupol, Shane Germann e Sam Wongsesanit della Global Horizon, Ratawan Chunharutai e Podjanee Sinchai, i ganci thailandesi addetti alle reclute di uomini nel loro Paese. Lavoratori che venivano spediti in diverse parti d’America, da Washington alle Hawaii. Proprio relativamente allo stato delle Hawaii, la banda è accusata di aver confinato il personale e chiesto in cambio 3,750 dollari. Pena, se non avessero versato la somma, il ritorno forzato a casa, in Thailandia. I documenti di viaggio, infatti, erano nelle mani della banda, che si procurava di sequestrarli ai nuovi arrivati e minacciava di usarli per prenotare l´aereo che li avrebbe riportati a casa. Per l’Fbi questa è una moderna forma di schiavismo: “in passato – dice l´agente speciale Tom Simon - gli schiavisti usavano la frusta e le catene per trattenere i propri servi, oggi sono passati alla minaccia economica e all’intimidazione”.

di LS (9 settembre 2010)

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