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Il 28 luglio il Paese degli indios festeggia il 189esimo anniversario della sua Indipendenza, mentre il presidente Perez si gioca la carta economica per far dimenticare l'inchiesta contro il suo ruolo nella guerra al terrorismo
La parola Perù rimanda subito al mito: gli indios, un po’ sciamani e un po’ contadini, che avvolti in mantelli colorati risalgono chine scoscese in groppa ai lama, il volo dei condor, uccello sacro agli Incas e ormai quasi estinto nel resto del mondo, ma soprattutto Machu Picchu, la città sacra dell’impero Inca, una delle sette meraviglie del mondo moderno, scoperta nel 1911, dopo quattro secoli di letargo, dallo storico statunitense Hiram Bingham.
Tra pochi giorni, il 28 luglio, il Perù celebra quell’agognata Indipendenza dalla Spagna, attesa fin dall’invasione del generale Francisco Pizarro, tre secoli prima, che costò al Paese decina di migliaia di morti. Fu il militare argentino José de San Martín, il 28 luglio 1821, a entrare a Lima consegnando il Perù ai peruviani.
Purtroppo dal punto di vista economico, rimase una colonia ancora a lungo, e in tempi più recenti subì la classica escalation di dittature e colpi di Stato conosciuti da tutti gli altri Paesi del Sudamerica.
Oggi il Perù, politicamente abbastanza isolato, è governato da Alan García Perez, al suo secondo mandato. Una presidenza con più ombre che luci la sua, oggi sotto inchiesta per il ruolo che avrebbe avuto nel periodo del terrorismo maoista (1980-2000): secondo la Commissione della Verità e Riconciliazione, Perez, nel disperato tentativo di fermare gli attentati dei guerriglieri, avrebbe deciso le esecuzioni sommarie di civili solo perché sospettati di proteggere i terroristi.
In Perù il terrorismo rivoluzionario di sinistra ha una storia lunga e radicata. Avviato negli anni ’60 con il MIR (Movimiento de izquierda revolucionario), finanziato da Cuba, trovò la sua espressione definitiva proprio con Sendero Luminoso, che raggruppava studenti e professori maoisti. Come altri movimenti dell’epoca, i senderisti volevano realizzare una società equa, annullare le disparità sociali e ridare dignità alle popolazioni povere del Paese. Non a caso si radicarono nella zona sud, ancora oggi roccaforte della tribù indigena Quechua.
Qualche anno dopo, ai senderisti si unirono i Tupac Amaru, di ispirazione guevarista. Dopo anni di scontri, la mano dura del dittatore Alberto Fujimori (1990-2000) riuscì a soffocare il terrorismo organizzato, anche se alcuni focolai dei movimenti rimangono, e ogni tanto tornano a farsi sentire.
Dopo aver represso nel sangue rivolte e dissensi, nel 2000 Fujimori si rifugiò in Giappone e, con un gesto destinato a restare nella storia, rinunciò via fax alla presidenza della Repubblica.
Il suo successore Alejandro Toledo (2000-2006) è ricordato come un ottimo tecnico, l’artefice di un periodo di stabilità economica e politica: ordinò e regolò le normative neoliberali esistenti, aprendo la strada anche a un progressivo ingresso dello Stato nella gestione delle miniere, una delle più grandi ricchezze del Paese. Fu grazie al suo impegno, nel 2004, che fu avviato il giacimento di gas di Camisea, uno dei più grandi del Sudamerica, a oltre vent’anni dalla scoperta. Infine favorì, con una serie di investimenti, la crescita dei settori edile e agricolo. In quegli anni le esportazioni sono aumentate molto, e l’economia ha tenuto una crescita costante.
L’Italia compra dal Perù principalmente metalli e prodotti in metallo, catodi di rame, minerali di zinco, tessili e abbigliamento, oltre a prodotti della pesca (una delle prime risorse del Paese insieme all’agricoltura).
Alcune iniziative governative si distinguono nel panorama economico del subcontinente. Ne è un esempio il Plan de estímulo económico (Piano di Stimolo Economico) che prevede, per gli anni 2008-2010, investimenti per 4.394 milioni di dollari. L’obiettivo è di stimolare l’attività economica peruviana, creando nuovi posti di lavoro, in modo particolare nelle piccole e medie imprese, nei settori tradizionali di esportazione così come nei settori delle costruzioni e dell’agricoltura, nonché di aumentare gli introiti fiscali.
L’economia peruviana, secondo i dati della Banca Mondiale, è una delle più sane in America Latina e l’unica ad essere cresciuta (+0,9%) anche durante il 2009, anno della crisi globale. Tuttavia nel Paese ancora il 34,9% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, con punte del 56,2% nelle aree rurali.
Il governo, denunciano ong e associazioni umanitarie, appare altresì impreparato a prevenire i disastri e a gestire le emergenze: dei 550 morti nel terremoto dell’estate 2007, almeno un centinaio furono dovuti al ritardo o all’assenza dei soccorsi, mentre resta altissima la percentuale delle vittime negli incidenti stradali.
di Marco Todarello
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Quando il cantautore Polo Campos pensò al Perú rese concreto il concetto di “Patria”. Perú con “P” di Patria, inizia così la sua composizione che ancora oggi è cantata a tutta voce dai peruviani. Sarà che noi peruviani abbiamo tanto di che vantarci per via della nostra cultura millenaria, il ricco e pittoresco folclore, le abbondanti risorse naturali, la variegata gastronomia “criolla” e senza scordare l’allegria della nostra gente.
E non solo. Il Perù è il paese che gode delle doti naturali “più” colossali al mondo: il lago navigabile più alto (Titicaca su 3.812 m), il canyon più profondo dell’America (Cotahuasi 3535 m), la riserva con la maggior biodiversità al mondo (Manu con oltre 20.000 varietà di piante, 1.000 specie avicole, 1.200 farfalle e 200 di mammiferi), la ferrovia più alta al mondo (4829 metri a Ticlio), il fiume più lungo e ricco d’acqua al mondo (Amazonas con 6.800 km), la città più antica dall’America (Machu Picchu, una delle nuove sette meraviglie del mondo), e tanto altro.
E quando io penso al Perù, peruviana come sono, penso a casa. E già preparo le valigie per fare un giro in Patria, con un solo bizzarro dubbio. Al mio rientro sarò in grado di resistere davanti la maestosità e l’altitudine dei “più al mondo” elencati prima?. Beh. I miei connazionali hanno una cura infallibile: Il famoso infuso di foglie di coca. La ricetta però sarà motivo di un’altra puntata.
Di Angela Roig Pinto
