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“Perché l’audacia dell’emigrante porta con sé la speranza di tornare a casa”. Suona così il senso del programma Bienvenidos a casa, progetto finanziato dal governo dell’Ecuador e gestito dalla Secretaría nacional del migrante (Senami), struttura governativa indipendente con funzioni ministeriali.
L’audacia, la speranza, la paura, la voglia di riscatto di chi lascia la propria terra all’inseguimento di un sogno di prosperità e giustizia sociale. E che si porta dentro difficoltà e disagi con cui impara a convivere, come fosse un esilio. Quello stato di alienazione permanente che niente meglio di una parola spagnola, destierro (che significa appunto esilio), riesce ad esprimere.
Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, primo sostenitore del programma Bienvenidos a casa, oggi è in prima linea per tendere una mano ai suoi connazionali.
Lanciato a marzo del 2008 proprio a Genova, dove vive la più numerosa comunità ecuadoregna del nostro Paese (30.000 persone), il progetto punta a creare le condizioni affinché il rientro degli ecuadoregni in patria avvenga in modo volontario, degno e sostenibile. Più e meglio che un mero rimpatrio, il piano non fornisce solo una serie di agevolazioni economiche e fiscali ma prevede la realizzazione dei principi della nuova politica migratoria di Correa, anche per chi sceglie di non tornare.
E dunque la condivisione delle proprie radici culturali, ma anche dei problemi e delle relative soluzioni, dall’integrazione alle strategie economiche, tutto nella rete delle “casas del migrante” (una per ogni città del mondo dove si concentra l’emigrazione: Caracas, New York, Madrid, Londra e Milano).
In due anni 540 ecuadoregni sono tornati a casa con incentivi produttivi, e altre migliaia hanno usufruito dei programmi per gli espatriati, con i quali sono state finanziate 581 piccole imprese e creati 1.507 posti di lavoro.
“Il piano permette, ad esempio, di riportare a casa un elettrodomestico o un piccolo macchinario comprato in Italia per riprendere la propria attività – spiega Mariana García, da vent’anni in Italia, consulente di varie società ecuadoregne dispensatrici di servizi per i connazionali – strumenti che aiutano i cittadini a non svincolarsi dalla realtà nazionale”.
“Rafael Correa ci ha regalato un sogno – continua – ora la mia gente ha di nuovo fiducia nelle istituzioni, una cosa che mancava da decenni. C’è sinergia tra il governo e i miei connazionali. Viviamo un momento di cambiamento con grande fiducia e speranza. Grazie alla riforma costituzionale abbiamo il diritto al voto, che ci ha restituito un ruolo sociale dentro la comunità”.
La nuova Costituzione, fortemente voluta da Correa e approvata con il referendum del 27 settembre 2008, ha rappresentato un cambio epocale per la storia dell’Ecuador ma anche per il futuro dell’America Latina.
La “Carta Magna” prescrive un’economia nazionale “sociale e solidaristica”, il controllo statale della Banca Centrale, la possibilità di espropriare latifondi improduttivi per ridistribuire le terre ai contadini indigenti. Riconosce l’unione civile fra coppie dello stesso sesso e l'assistenza sanitaria gratuita per gli anziani, oltre a sancire il diritto di plurinazionalità per le comunità indigene.
Nella stesura del testo l’Assemblea costituente ha inserito una serie di nuovi articoli sulla politica migratoria e ai diritti dei migranti, questioni cruciali della società civile ecuadoregna, se si pensa che secondo i dati del ministero dell’Interno tra il 1999 e oggi circa il 20% della popolazione ecuadoriana è emigrata in Europa e negli Stati Uniti.
Il flusso inverso, in parte presente oggi, è dovuto anche alla crisi economica mondiale. In Spagna, ad esempio, il crollo delle imprese e l’altissimo tasso di disoccupazione ha costretto i lavoratori ecuadoregni a riprendere la via di casa, soprattutto perché occupati nei settori più colpiti, come l’edilizia o l’agricoltura. Diverso il caso dell’Italia, dove i latinos, trovando impiego soprattutto nei servizi (badanti, società di pulizie, fattorini), hanno evitato così il “rastrellamento” della crisi.
Non è un caso se lo stesso Rafael Correa ha avviato una campagna mondiale di sensibilizzazione sulla migrazione e non ha esitato a prendere posizioni chiare anche nei confronti delle politiche migratorie dell’Unione europea. “Si tratta di una mostruosa incoerenza e di un’ingratitudine storica”, ha detto Correa riferendosi alle norme sui rimpatri e sulla detenzione nei Cie approvate dal Parlamento europeo nel luglio 2008, chiedendosi inoltre che effetto avrebbe provocato in Europa, se l’America Latina avesse usato le stesse politiche quando, nel Novecento, ricevette le due ondate migratorie dal vecchio continente.
di Marco Todarello (15 luglio 2010)
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L’introduzione di una serie di articoli sui diritti dei migranti nella nuova Costituzione dell’Ecuador rappresenta in qualche modo il saldo di un debito storico dello Stato nei confronti di quei cittadini (due milioni e mezzo su una popolazione di 14 milioni di abitanti, il 17,8%) stabilmente residenti all’estero. Sono otto i temi contenuti nei quattro nuovi articoli dedicati all’immigrazione:
* Lo Stato si assume la responsabilità di definire una politica migratoria nazionale partendo dai diritti delle persone residenti all’estero;
* Stabilisce il divieto di discriminazione della persona per la sua condizione migratoria;
* Riconosce l’ideale di una cittadinanza universale, proponendo la costruzione di questa a livello latinoamericano;
* Offre ai migranti ecuadoregni la protezione dei diritti fondamentali nei paesi di transito e l’assistenza alle loro famiglie in patria;
* Concede agli ecuadoregni migranti il diritto di voto e dell’eleggibilità;
* Riconosce l’esistenza della famiglia transnazionale, rinforzando i vincoli degli ecuadoregni con il proprio Paese e offrendo gli strumenti per facilitare la riunificazione familiare;
* Applica il principio di reciprocità, stabilendo per gli stranieri che si trovano in Ecuador gli stessi diritti e doveri garantiti ai cittadini ecuadoregni;
* Promuove gli investimenti delle risorse dei migranti finalizzati al beneficio personale e a quello del Paese, assicurando l’appoggio ai processi di sviluppo umano.
