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Il presidente degli Stati Uniti alle prese con la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati illegali, essenziali per l'economia del Paese. Sullo sfondo le elezioni di medio termine di novembre

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La sfida è di quelle toste. Gli ambiti e i risvolti sono a tutto campo: economici, fiscali, elettorali, sociali e sanitari. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per la prima volta concentra un intero discorso sulla riforma della legge sull'immigrazione. Sono 11 milioni le persone che vivono, lavorano e hanno una situazione abbastanza stabile Oltreoceano, ma sono senza permesso di soggiorno. "Espellerli sarebbe impossibile e lacerante" dice Obama e chiede ai Repubblicani di vararla insieme questa riforma partendo da un progetto bipartisan affidato al senatore democratico di New York Chuck Schumer e a quello repubblicano della South Carolina Lindesy Graham. L'obiettivo, nelle parole del Capo della Casa Bianca, è quello di far nascere un sistema che "resti fedele alla nostra storia di nazione d’immigrati e al tempo stesso garantisca il rispetto delle regole".

 

Nelle sue intenzioni c'è quella di offrire un percorso agevolato a chi negli Stati Uniti c'è già, ma di innalzare il livello di sicurezza al confine di stato con il Messico. In pratica una sorta di maxi sanatoria, ma con l'avvertimento che d'ora in poi chi entra sul suolo nord americano avrà conseguenze molto pesanti.


Del resto gli 11 milioni di immigrati illegali sono ormai radicati, con famiglie. Il loro lavoro è essenziale per gli Stati Uniti, salterebbe l'intero sistema economico del Paese senza di loro. Come accade anche in Italia sono gli unici pronti a fare lavori umili a basso costo. Ma tutto questo non è gratis per gli americani. La stragrande maggioranza di loro non paga le tasse, quando sono malati vanno nei pronto soccorso, i loro figli frequentano la scuola senza pagare le rette. E in questi mesi di feroce crisi finanziaria, la situazione rischia di diventare molto tesa.


Ancora una volta Obama deve dimostrare doti da equilibrista e questa volta il filo su cui cammina ha le stesse scariche elettriche del muro costruito al confine con il Messico. Il presidente ha maledettamente bisogno dell'appoggio anche dei Repubblicani. A novembre ci sono le elezioni di metà mandato per il rinnovo dell’intera Camera dei deputati, di un terzo dei seggi del Senato e di trentasei cariche di governatori. E i wasp (acronimo di white anglosaxon protestant, i bianchi anglosassoni protestanti, ancora la maggioranza nel Paese) sono molto stanchi. Soprattutto quelli che vivono negli stati del sud, vicino al Messico. La legge anti immigrati approvata in Arizona con il consenso del 70% degli abitanti sta facendo proseliti anche in Nebraska. Poco importa se il presidente vuole portarla davanti all'Alta Corte. I Repubblicani soffiano sull'insicurezza e la paura degli americani per conquistare i loro voti.

Dal canto suo Obama, se non interviene in modo deciso, rischia di perdere l'appoggio della numerosissima comunità ispanica regolare che è stata determinante per la sua elezione a presidente. E che sarà sempre più numerosa.

di Francesco Bianco (8 luglio 2010)

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La popolazione americana

 

Gli Stati Uniti sono il terzo Paese più popoloso del mondo con poco più di 310 milioni di abitanti, dopo i giganti Cina e India. Circa 41 milioni sono afroamericani. I quasi 200 milioni di bianchi arrivano dalla Germania (51 milioni), Gran Bretagna (37 milioni) esattamente come dall'Irlanda. 18 milioni sono di origine italiana, 12 francese e 10 polacca. 15 milioni gli asiatici, soprattutto filippini e cinesi. Poco più di 45 milioni gli ispanici. Arrivano soprattutto dal Messico (quasi 30 milioni), poi dal Porto Rico, Cuba e dal Salvador. I nativi americani sono appena 4 milioni e mezzo. Gli ispanici sono anche i più fertili, con la media di 3 figli per donna, contro i 2,2 degli afroamericani, e i 2 dei bianchi.

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