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La presidenza di Sebastián Piñera ha da poco compiuto 100 giorni. Un mandato, quello del capo di stato cileno, iniziato l'11 marzo e nato sotto la maledizione del terremoto che lo scorso 27 febbraio ha colpito il Paese. In campagna elettorale il presidente aveva promesso che avrebbe fatto crescere economicamente il Cile, ma l'agenda ha subito uno stop immediato, per affrontare l'emergenza e la ricostruzione del dopo sisma.



In modo energico Piñera ha ordinato la costruzione di 50.000 alloggi provvisori e il ripristino o il rifacimento degli edifici pubblici e delle scuole per permettere a bambini e ragazzi di iniziare regolarmente l'anno scolastico. I danni del terremoto ammontano a 30 miliardi di dollari e il presidente ha messo a punto un piano di finanziamento prevedendo anche l'aumento delle imposte per le aziende e per le società minerarie private. Il programma rimane però bloccato al Congresso in quanto deve fare i conti con la coalizione di governo. Alcuni partiti che sostengono Piñera chiedono infatti che le società minerarie abbiano lo stesso carico fiscale fino al 2025.


Secondo diversi analisti, il cambiamento più forte che si è visto in Cile in questi cento giorni (e forse anche il più simbolico) è il fatto che un uomo di destra possa essere salito al potere in modo democratico rompendo con il retaggio ancora pesante della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990).


Intanto, ora che la primissima fase d'emergenza post-terremoto sembra essere superata, Piñera ha tenuto un discorso davanti al Congresso in cui ha definito le prossime priorità per il Paese: una crescita annuale pari al 6%, un milione di nuovi posti di lavoro e la lotta alla criminalità. Il presidente, stupendo tutti, ha anche parlato apertamente della necessità di ampliare la rete di protezione sociale voluta da colei che lo ha preceduto alla guida del Paese: Michelle Bachelet. Poi si è posto come obiettivo lo sradicamento della povertà entro il 2020. In molti si sono espressi favorevolmente su questo progetto: un piano apertamente centrista, lontano dallo stereotipo della destra, una presidenza moderata.


Ad opporsi all'operato di Piñera sono paradossalmente i deputati della UDI, principale partito della coalizione di governo di cui fa parte Renovacion Nacional, la formazione politica del presidente. L'esecutivo è infatti composto da esponenti liberali e imprenditori, il che scontenta l'UDI che sperava invece in una maggiore partecipazione. A chi lo accusava di conflitto di interessi, il capo di Stato ha risposto svincolandosi da alcune aziende, come la compagnia aerea LAN e la Clicica Las Condes. Finora invece non ha venduto le azioni in suo possesso di uno dei canali televisivi più importanti del Paese: Chilevision. Chissà se sarà il suo prossimo passo, prima di dedicarsi interamente a risollevare le sorti del Cile.

di Simona Volta

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Il dopo sisma

 

In Cile la ricostruzione prosegue. Il Paese lo scorso 27 febbraio venne colpito da un terremoto di magnitudo 8.8 Richter. 500 le persone che persero la vita. I danni complessivi, invece, ammontano a circa otto miliardi di dollari. Acqua ed energia elettrica sono state ripristinati nel mese successivo, mentre per le case si sta lavorando. Nel Paese la ricostruzione non sarà rapidissima, anche perché dovranno essere rispettate le severe norme antisismiche in vigore ormai da anni. Norme che hanno salvato la popolazione da una catastrofe ben peggiore (basti pensare che il terremoto ad Haiti, di magnitudo 7 ha fatto quasi 300.000 vittime). E proprio in materia di norme antisismiche a inizio giugno un team di ingegneri cileni ha visitato Larino, in provincia di Campobasso. A loro è toccato verificare la struttura del plesso scolastico della scuola media Magliano, oggetto di consolidamento e adeguamento sismico dopo il terremoto del 31 ottobre 2002. Saranno loro a dover controllare che le norme antisismiche siano state perfettamente rispettate. Un ‘know how’, quello cileno, ormai da esportazione, anche in Paesi, come il nostro, che si piccano di essere tra i ‘grandi della Terra’.

 

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