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Ucciso a 14 anni da una raffica sparata da poliziotti americani sulla frontiera che separa il Texas dal Messico. Secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, un gruppo di adolescenti stava lanciando sassi dall'altra parte del confine. Il presidente Felipe Calderon ha immediatamente reagito bollando l'omicidio come "un atto intimidatorio incomprensibile". Il suo ministro degli Esteri ha parlato di "attacco sproporzionato". "Si tratta di agenti duramente addestrati - ha continuato il responsabile della diplomazia - impossibile che non sappiano come comportarsi con un gruppo di ragazzini che tira sassi". La rabbia della popolazione è alta. Il 14enne è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco sul territorio messicano, non su quello statunitense. E' stato colpito due volte. Non aveva nessun'arma addosso.  

 
Solo la settimana prima un messicano era stato ucciso con una pistola elettrica a San Ysidro al confine con la California. L'uomo viveva negli Stati Uniti da 20 anni senza documenti regolari. Aveva 5 figli. I poliziotti lo stavano portando in Messico, quando il signor Hernandez sarebbe diventato violento, nonostante fosse ammanettato.
 

Solo dall'inizio di quest'anno 17 cittadini messicani hanno perso la vita, uccisi dalla polizia statunitense che pattuglia il confine di Stato
. Un orrendo primato. In tutto il 2009 sono state 12 le persone uccise, 5 nel 2008.



La tensione tra Città del Messico e Washington sta conoscendo momenti inconsueti. Si stima che dei 12 milioni di 'irregolari' presenti negli Stati Uniti, 9 milioni siano messicani. Centinaia di migliaia di loro vengono catturati e riportati al confine. Il presidente Obama - in tempi di pesante crisi economica - è alla disperata ricerca di 500 milioni di dollari per dispiegare altri 1200 soldati alla frontiera con il Paese centroamericano. La mossa è stata obbligatoria. Il mese scorso l'Arizona ha approvato una legge che autorizza l'arresto di qualsiasi persona che possa sembrare un immigrato, scatenando le proteste di mezzo mondo e la disapprovazione anche della Casa Bianca che sta studiando un ricorso alla Corte Suprema. Ma Obama non può fare finta di niente. Troppo rischioso lasciare nelle mani dei repubblicani la frustrazione degli americani che vivono al confine con il Messico. L'obiettivo ufficiale di Washington è collaborare con le forze dell'ordine messicane per fermare il narcotraffico.


Molti messicani pensano che la legge approvata in Arizona sia razzista. Hanno paura che chiunque abbia un aspetto ispanico possa essere fermato dalla polizia e interrogato. Il presidente Calderon si è affrettato a ricordare agli americani che "criminalizzare l'immigrazione, che è e deve restare un fenomeno economico e sociale, rischia di aprire le porte all'intolleranza, all'odio e alla discriminazione". E il suo recente viaggio a Washington è stato incentrato proprio sulle questioni dell'immigrazione, con un accorato appello al Congresso degli Stati Uniti perché si occupi "in modo giusto dei milioni di messicani che contribuiscono all'economia americana". Ma la paura è che la violenza del Paese centroamericano sfoci negli Stati al confine. Come l'Arizona appunto. La guerra scatenata dal presidente messicano contro i narcotrafficanti ha fatto 22 mila morti in 4 anni. Ma il Messico accusa gli Stati Uniti: la droga viene portata negli Usa, perché è lì che viene consumata. E sempre dagli Usa arrivano nel Paese vicino molte armi che alimentano il conflitto.


Sembra fallito l'esperimento di un muro tecnologico per fermare l'immigrazione clandestina fatto di telecamere, sensori e radar. Il programma era stato lanciato dall'amministrazione Bush nel 2005 e avrebbe dovuto rendere sicuri i 3.200 km di confine entro il 2011. Ma il sistema, oltre a costare troppo, ha evidenziato problemi difficili da risolvere. Primo fra tutti l'SBInet - questo il nome dell'impianto - non riesce a distinguere un albero da un uomo, quando c'è vento. Particolare davvero non di poco conto. E poi è lento. Ci mette troppo a comunicare la posizione di un eventuale clandestino che vuole superare illegalmente la frontiera.


Al momento resta la lunga barriera metallica che corre lungo 1000 km di confine, costata qualcosa come 2 miliardi e mezzo di dollari. Con lo stesso investimento si sarebbero potuti finanziare migliaia di progetti per dare lavoro ai messicani. Negli ultimi 20 anni 5.600 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il sogno americano.

di Francesco Bianco (10 giugno 2010)

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Ciudad de Juarez, la capitale della morte

 

 

Niente sembra essere capace di fermare la violenza nella città di Ciudad Juarez, neanche i 10 mila soldati dispiegati dal governo Calderon. La capitale della morte - come viene chiamata dai media messicani - ha il triste primato di 10 persone uccise al giorno. Secondo dati rivelati dal quotidiano El Universal, l'anno scorso un terzo di tutti gli omicidi nel Paese centro americano ha avuto come teatro la città messicana. Al centro del conflitto il traffico di stupefacenti che porta nelle casse dei narcos qualcosa come 20 miliardi di dollari all'anno. Una cifra spaventosa che permette ai boss della droga di poter corrompere poliziotti e giudici. E' questo uno dei problemi maggiori: l'impunità degli assassini. Negli ultimi 2 anni sono state uccise più di 4.000 persone ma solo 300 casi sono stati risolti. Appena il 7%. Secondo il Citizen's Council for Public Security Ciudad Juarez è la città più pericolosa del mondo, seguita da Caracas e New Orleans. Al quarto posto, un'altra città messicana al confine con gli Stati Uniti: Tijuana.

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