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Parte dagli Stati Uniti una battaglia virtuale per la libertà di espressione in Cina. Secondo il Washington Post, il dipartimento di stato americano avrebbe deciso di finanziare con un milione e mezzo di dollari il “Global internet freedom consortium”, un consorzio di esperti informatici che ha sede nel territorio statunitense ma che è strettamente legato al movimento spirituale cinese Falun Gong. Il gruppo, tra le varie iniziative, avrebbe anche sviluppato un software che permette di aggirare la censura in internet imposta da Pechino. La decisione di finanziare il consorzio non è affatto piaciuta al governo cinese che ha cominciato nel 1999 a osteggiare e censurare l’organizzazione fondata da Li Hongzhi, che combina meditazione e filosofia buddista e che raccoglie praticanti in tutto il mondo.
La vicenda rischia dunque di incrinare nuovamente i rapporti tra Stati Uniti e Cina, dopo il recente riavvicinamento tra i due paesi. “Il Consortium – ha spiegato infatti Wang Baodong, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington – diffama il governo di Pechino fabbricando menzogne, mina la stabilità sociale del Paese e sabota la relazioni tra Usa e Cina”. Cautela è stata espressa dalle autorità americane che hanno parlato di notizie premature e di accordo non ancora raggiunto. I mesi scorsi, però, alcuni membri del Congresso americano avevano richiamato l’attenzione del Segretario di stato Hillary Clinton sul problema dei diritti umani in Cina e sull’idea che, con più risorse, il consorzio avrebbe potuto dare a milioni di persone l’accesso al web senza restrizioni non solo in Cina, ma anche in Iran, in Siria e a Cuba.

di CS

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