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L'8 maggio Laura Chinchilla diventa ufficialmente la prima donna presidente nella storia del suo Paese. E' chiamata alla difficile sostituzione del suo mentore politico Oscar Arias, premio Nobel per la pace
Ancora una volta una donna latina conquista il potere. Nonostante il machismo, nonostante i dati sulla violenza domestica impressionanti. Laura Chinchilla s'insedierà nel palazzo della Presidenza della Repubblica l'8 maggio, dopo il suo trionfo nelle elezioni dello scorso febbraio. Ancora una volta però una donna arriva alla massima carica di un Paese all'ombra di un uomo. Così com'è successo in Argentina con Cristina Kirchner, moglie dell'ex presidente Nestor, o come succederà probabilmente in Brasile con Dilma Rousseff, la prescelta dell'amatissimo Lula per le elezioni di ottobre. E com'è successo a Laura, la favorita del presidente uscente Oscar Arias, premio Nobel per la pace (VEDI BOX).
Le donne protagoniste del governo della Chinchilla: a loro quasi metà delle poltrone ministeriali. Non era mai successo prima nella storia del Costa Rica. E i ruoli non sono da cornice: si occuperanno di economia, agricoltura, commercio estero, lavoro, salute. A garanzia della continuità con il governo di Arias, in cui lei era vicepresidente, sei ministri sono stati confermati.
Le donne al centro della sua politica. Laura Chinchilla è convinta che "la povertà ha la faccia delle donne" in America Latina. La leader socialdemocratica ha giudicato come un grave errore la mancanza nell'agenda della comunità internazionale della condizione femminile. Ed è effettivamente sorprendente se si considera che la violenza domestica, le molestie sessuali fino agli stupri, la differenza di stipendio rispetto ai colleghi uomini, la mancanza di un serio piano sanitario e l'assenza dell'aborto legale condizionano pesantemente la vita di milioni di latinoamericane. "Serve far fronte comune, dobbiamo essere noi la molla del cambiamento" ha spiegato Laura Chinchilla. "Esistono situazioni particolarmente drammatiche associate al fatto di essere una donna, come quelle che si vivono in molte famiglie e nelle carceri femminili di molti Paesi del continente". La presidente si sente molto orgogliosa del processo graduale che le sue connazionali hanno fatto negli ultimi anni. Dal 2002 a oggi il 40% dei membri del Parlamento è donna, così come il 25% dei componenti della Corte Suprema di Giustizia. Numeri che imbarazzano non solo l'America Latina, ma anche diversi Paesi europei, Italia in testa.
Le donne decisive nella sua elezione. Le elettrici sono addirittura il 58% dei votanti e l'hanno scelta in massa, decidendo di avere la prima presidente donna in 189 anni di storia del Costa Rica. Una donna di 50 anni, con un marito spagnolo e un figlio adolescente. Una donna molto cattolica, come la stragrande maggioranza delle sue connazionali, in un Paese dove il cattolicesimo è ancora religione di stato. E' contraria alle unioni gay e all'aborto. Durante la campagna elettorale i suoi sostenitori le regalavano dei rosari, e lei stessa ne indossava sempre uno come portafortuna.
I temi che le stanno a cuore sono l'istruzione e lo sviluppo sociale, com'è normale che sia in un Paese che ha come slogan nazionale "Preferiamo i maestri ai soldati". Per il primo ha previsto un aumento degli investimenti, per seguire meglio il secondo se n'è assunta direttamente la carica nel governo. E poi la sicurezza. Il Costa Rica è un Paese che ha scelto di non avere un esercito, ma che vive momenti difficili per la presenza di narcotrafficanti sul suo territorio. La Chinchilla ha annunciato la nomina di un supervisore che contrasti i contrabbandieri abituati ad usare il Paese come transito del commercio illegale degli stupefacenti.
Laura gode anche dell'appoggio dei mercati internazionali: le agenzie di rating hanno da subito annunciato una promozione dei bond del Costa Rica in caso di sua vittoria. Centrale per il loro giudizio positivo la riforma fiscale da lei proposta, che ha le potenzialità per ridurre drasticamente il debito pubblico.
D'altronde i livelli di vita e gli indici di sviluppo umani del Costa Rica sono i più alti di tutta l'America Latina. L'anno scorso è stato classificato come il Paese più felice del mondo. E' un esempio virtuoso di ecologia e sviluppo sostenibile. L'ultimo Environmental performance index redatto da esperti delle università di Yale e Columbia lo ha classificato terzo tra 163 Paesi: il Costa Rica è stato premiato per aver aumentato le proprie foreste dal 20% del territorio nazionale degli anni ’80 a oltre la metà attuale, e nel 2021 sarà il primo Paese al mondo a impatto zero sull’emissione di carbonio.
di Francesco Bianco
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Un gigante del Costa Rica. Il suo primo e unico premio Nobel. Ottenuto nel 1987 per il suo ruolo fondamentale nella risoluzione di conflitti armati che dominavano la scena nell'area centroamericana negli anni Ottanta. Importante la sua partecipazione al processo di pace in Nicaragua. Arias è stato presidente del Costa Rica dal 1986 al 1990 e poi dal 2006 fino all'8 maggio del 2010. Il suo obiettivo dichiarato era risolvere i problemi che si erano via via accumulati in un Paese che era chiamato la Svizzera del Centroamerica. L'innegabile carisma gli viene dal riconoscimento della comunità internazionale per aver reso più stabile l'assetto politico dei Paesi dell'area. Orgogliosamente resistette alle pressioni americane per un intervento contro i sandinisti in Nicaragua e intervenne contro le attività dei contras, gruppi armati controrivoluzionari nicaraguensi, sostenuti dall'intelligence degli Stati Uniti. Nel 1987 i leader di Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Honduras firmano un piano di pace messo a punto da Arias. Tornato al potere 4 anni fa, 20 anni dopo il suo primo mandato, ha promesso di combattere la povertà e di fimare il Cafta, l'accordo per il libero commercio nell'America Centrale, accordo che fu approvato a stento in un referendum del 2007.
