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Un Paese ricco dove la stragrande maggioranza dei suoi abitanti non ha nulla. Un modo di finanziarli per evitare che moltissimi di loro lascino la loro terra

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L’Ecuador è il Paese dei mille colori e dei grandi contrasti: tre identità, Ande, costa e Amazzonia, cucite insieme dalla linea dell’Equatore in orizzontale e dalla irrequieta 'avenida de los volcanes', il viale dei vulcani, in verticale. Enormi ricchezze naturali incorniciate da una geografia variegata esaltano i paradossi di una nazione ricca eppure poverissima: 12 milioni di abitanti su un territorio grande poco meno dell'Italia. Il 35% di loro vive al di sotto della soglia di pvertà, con 1 dollaro al giorno. Un altro 45% vive con 2 dollari a disposizione per tirare avanti.

 

La gente reagisce a questa situazione in vari modi, con l'emigrazione prima di tutto. Negli ultimi anni ha lasciato l'Ecuador il 10% della sua popolazione. I giovani se ne vanno in cerca di lavoro e verso il miraggio di una vita dignitosa, oppure scivolano nella criminalità; oggi il 45% degli abitanti è sotto i 15 anni, moltissimi sono gli anziani ridotti in miseria. Diaspora migratoria e povertà sono due piaghe croniche.



Le miniere e i giacimenti di petrolio sono sfruttati dalle grandi potenze straniere grazie a concessioni vendute alle multinazionali da governi il più delle volte corrotti; le fertili valli a bassa quota sono di proprietà dei grandi latifondisti bianchi; le nuove attività produttive sono gestite da europei e nord-americani.



I “gringos” sono i nuovi “conquistadores” che sfruttano senza farsi grossi scrupoli una manodopera a basso costo, e a loro, i nativi, i campesinos, che da sempre calpestano questa terra ricca, non rimane che ritirarsi in muto silenzio fra i vulcani che toccano il cielo, a coltivare una terra avara, dura come la loro vita. Sulle spalle dei monti la zappa muove le zolle col sudore della fronte, in un’amara realtà, accettando povertà, vita indigente e morte senza lamentarsi, con umile rassegnazione.



Abbiamo incontrato Bepi Tonello, presidente  di Codesarrollo, cooperativa nata nel 1997 dall'iniziativa del Feep, il Fondo Ecuadoriano Populorum Progressio, organizzazione non governativa attiva nell'ambito dello sviluppo socio economico dei settori svantaggiati dell'Ecuador. Bepi Tonello è figlio di contadini veneti, di quelli forti e attivi nelle lotte contadine. Dopo la laurea in filosofia a Padova abbraccia l'Operazione Mato Grosso e nel 1970 lascia l'Italia per l'Ecuador. Oggi vive in Ecuador, ogni giorno lavora perché Codesarrollo e la sua gente crescano.



"In molte zone dell'Ecuador la povertà affonda le sue radici nella mancanza di liquidità - ci racconta Bepi Tonello - quelle poche decine di dollari che permetterebbero alle famiglie di fare piccoli investimenti e di uscire dalla soglia della miseria. Migliaia di nuclei di campesinos e di artigiani riescono a rompere questo circolo vizioso che condanna chi è povero a non poter ricevere prestiti senza incorrere negli usurai".



Codesarrollo è una realtà che sta costituendo un sistema finanziario etico alternativo in Ecuador: la microfinanza è un sistema di erogazione del credito agli strati marginali della popolazione, ai campesinos, agli indios. Il sostegno al sorgere di attività produttive di trasformazione dei prodotti agricoli, l'impulso a creare imprese comunitarie ne rappresentano i punti cardine.



Codesarrollo è oggi un sistema nascente che poggia su circa 800 casse rurali, formali e non, che nelle comunità erogano credito, di piccolissima e media entità, soprattutto in forma comunitaria. Si trattiene in loco la ricchezza creata, realizzando un'economia circolare che crea sviluppo nelle campagne e nelle aree marginali della città, ed un'alternativa ai "chuiqueros", gli usurai.



"Il nostro motto è questo: 'il denaro dei poveri ai poveri'
- ci spiega Tonello - Il nostro obiettivo: invertire la rotta dell'economia e ridistribuire la ricchezza. Perché c'è tanta povertà in Ecuador? Perché la ricchezza si concentra sempre altrove. Perché i flussi economici portano a concentrare la ricchezza invece di distribuirla. C'è gente che si guadagna il pane col sudore della fronte di chi ha di fronte".



Grazie all'esperienza di Codesarrollo, queste famiglie possono ottenere piccoli prestiti e comprare la terra, avviare un piccolo allevamento, produrre alimenti e oggetti di artigianato da vendere per ripagare il prestito a tassi bassi, mantenendo un piccolo capitale da investire o spendere per migliorare la qualità della propria vita. Ma non basta: per evitare le intermediazioni locali, si sono costituite cooperative che vendono direttamente i prodotti alimentari e di artigianato sia sul mercato interno, a prezzi calmierati, che su quello esterno.



Accettate i nostri prodotti o prendete i nostri migranti! E qui gioca il suo ruolo il commercio equo e solidale. Acquistare questi prodotti a prezzo equo permette a campesinos e artigiani di non essere sfruttati e di aumentare le proprie vendite, accedendo ad un mercato basato sulla trasparenza e sull'equità. In questo modo si rispetta la dignità del lavoro umano e di conseguenza la dignità di ogni individuo, spezzando la diaspora della migrazione. Infine, nelle Botteghe del Mondo, dove sono in vendita i prodotti del commercio equo e solidale, passano migliaia di consumatori responsabili, che scelgono di sostenere questo modo di produrre e commercializzare attraverso l'acquisto consapevole. È un circolo virtuoso, un'economia circolare di giustizia che da una parte porta al consumatore prodotti equi e spesso biologici, e dall'altra porta a Codesarrollo, questo nascente sistema di casse rurali, il risparmio degli stessi consumatori, attori di sviluppo sostenibile alla pari dei campesinos. Rafforzare Codesarrollo è la strada per sostenere uno sviluppo vero per l'Ecuador; commercio equo e finanza etica sono strumenti per lo stesso fine, che racchiude anche la volontà di una salvaguardia reale della cultura del popolo andino.


Di fronte al grande valore progettuale di Codesarrollo, sia dal punto di vista etico che economico, la Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo, con Cassa Padana iniziale ispiratore e motore, c'è anche il Consorzio CTM altromercato. Banca Popolare Etica, Nomesis, Cuore Amico si sono coordinati per attivare un'iniziativa di sostegno nella convinzione che diffondendo il progetto in modo corale si garantisce allo stesso maggiore forza e visibilità.



Alla fine della nostra chiacchierata Bepi Tonello ci racconta: "Ho parlato della crisi mondiale con i campesinos e gli indigeni con cui lavora la cooperativa Codesarrollo. Quasi si son messi a ridere e mi hanno detto “cosa sarà un raffreddore in più per chi come noi ha la polmonite cronica!”.

 

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di Valerio Gardoni

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Salinas, il sogno è realtà

Imponente e maestoso, il vulcano Chimborazo con i 6.310 metri domina il paesaggio che galleggia nell’aria rarefatta della quota, testimone del miracolo di Salinas.

È un sogno divenuto realtà, quello di Salinas, un villaggio arroccato a quasi 4.000 metri di quota, un tempo tra i più poveri dell’Ecuador, dove tre bambini su cinque se ne andavano prima dei tre anni. Oggi Salinas è uno scenario di straordinarie esperienze di autogestione, un esempio di sviluppo sostenibile la cui protagonista è la Cooperativa de Ahorro y Credito.

Era il 1974 quando padre Antonio Polo sbarcò da Venezia in questo villaggio ai confini del cielo. A quel tempo gli abitanti cavavano sale in condizioni disumane, le donne andavano al campo per strappare alla terra pochi frutti per i figli, non c’era acqua potabile, inesistente l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

Il miracolo è avvenuto: con il lavoro, le idee e la cooperazione di tutti.

Oggi a Salinas si producono formaggi, cioccolato, torrone, funghi secchi, oli essenziali, ceramiche e maglioni di lana che entrano nella distribuzione del mercato equo-solidale e delle Botteghe del Mondo.

La donna campesina aveva bisogno di uno spazio per se stessa, poiché né nella casa, né nella società veniva considerata come tale in Ecuador. Le donne di Salinas oggi sono un punto cardine nelle varie lavorazioni (torrone, cioccolata, prodotti caseari), molte si dedicano al confezionamento di maglioni, guanti, berretti, calze e sciarpe di lana o di alpaca. Una delle prime organizzazioni formate dalle donne in Ecuador fu la Texal (tessuti Salinas), che iniziò l’attività nel 1974, come prima attività produttiva della Cooperativa Salinas Ltda. La partecipazione delle donne nella vita economica è divenuta sempre più forte, hanno ottenuto un ruolo importante nella società e contribuiscono significativamente al fabbisogno familiare.

Attualmente sono 29 le comunità che fanno capo alla parrocchia di Salinas, situate tra gli 800 e i 4.200 metri di quota nella sierra della provincia di Bolivar, affiliate alla FUNORSAL ( Fondazione di Organizzazioni Contadine di Salinas) che coordina i criteri di attività. Ci sono, ad esempio, 15 centri femminili con la presenza attiva di 250 donne che si aprono a iniziative di specifico interesse femminile.

Salinas è un modello decisivo per il riscatto della gente povera d’Ecuador, dove l'80% della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà, un riscatto che si misura anche nella diminuzione drastica dell’analfabetismo, sia nell’uomo che nella donna. Le famiglie hanno sconfitto la piaga della miseria, mandano i figli a scuola e all’università, creando opportunità di lavoro per evitare il dramma della migrazione verso gli USA e l’Europa.

“Con inteligencia, sudor y amor cambiamos el Ecuador” è il motto di Bepi Tonello, presidente di Codesarrollo, che proprio quassù ha iniziato la prima esperienza con l’Operazione Mato Grosso, e  porta come esempio la rivoluzione socio-economica di Salinas: un tempo, oramai lontano, uno dei villaggi più poveri dell’Ecuador.

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