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Mentre si avvicinano le elezioni del 2011, Museveni, al potere da quasi 30 anni, ha ormai messo nei posti chiave dello stato solo membri della sua famiglia

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Trasformare la presidenza dell'Uganda in una monarchia. E' questa l'accusa rivolta da Hussein Kyanjo, leader dell'opposizione, a Yoweri Museveni. Il capo dello stato starebbe preparando la sua successione, affidandola al figlio, il tenente colonnello Kainerugaba Muhoozi, già comandante di una Forza speciale e ora anche delle Guardie di elite presidenziale. La difesa del governo in effetti è debole: “essere figli del presidente non è reato – sostengono da Palazzo - Muhoozi come ogni cittadino ha dei diritti, tra i quali presentarsi alle elezioni per diventare presidente se lo desidera”.

 

La preoccupazione è legittima. Museveni è un habitué del nepotismo ed ha assegnato diversi ruoli chiave ai suoi familiari. Suo fratello, Caleb Akandwanaho è il Consigliere presidenziale per la Difesa, mentre suo cognato, Sam Kutesa, occupa la poltrona di ministro degli Esteri. La figlia, Natasha Karugire, è la Segretaria personale del Presidente. La moglie, Janet, è ministro per la regione di Karamoja. Anche la sua famiglia è stata premiata: Hope Nyakairu, una cugina, è sottosegretario, mentre il nipote, Justus Karuhanga è responsabile degli Affari legali.

 

Museveni, al potere dal 1987, dovrebbe ricandidarsi anche nelle elezioni dell'anno prossimo, dopo che ha cambiato la costituzione in tal senso. La sua vita, come accade spesso per i leader africani, è piena di colpi di scena. Dopo una laurea in Scienze Politiche, diventa un agente segreto agli ordini di Milton Otobe. Nel 1971 il golpe del capo di stato maggiore Idi Amin lo costringe alla fuga in Tanzania. Proprio dalla Tanzania organizzò un colpo di stato contro Amin. Nel 1980 Obote torna al potere. Museveni, che aveva guidato la Resistenza dalla Tanzania non ci sta e fonda la National Resistance Army: il contrasto tra i due sarà durissimo e sfocerà in combattimenti feroci. La repressione voluta da Obote è terrificante: il leader ugandese compie omicidi di massa. Il culmine lo raggiunge nel 1983 quando durante l'Operazione Bonanza uccide 300 mila persone.

 

Dopo anni di lotta Museveni nel 1987 conquistò la capitale Kampala e divenne presidente. Insomma la sua figura sta a metà strada tra quella del combattente per la libertà del suo popolo a quella del dittatore. Per le prime elezioni bisognerà aspettare quasi dieci anni. Nel 1996 gli ugandesi scelgono in massa Museveni come presidente: oltre il 75% le preferenze raccolte dal leader africano. Museveni vincerà a mano bassa anche le elezioni del 2001 e quelle del 2006. Nel suo lunghissimo periodo a capo della più alta carica dello Stato ha avuto continui contrasti con la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e il Sudan.

 

Significativi i risultati alla lotta contro l'Aids: l'Uganda è stato uno dei Paesi maggiormente colpiti dall'epidemia della sindrome da immunodeficienza acquisita, ma ora la situazione è nettamente migliorata.

 

Il vero fallimento di Museveni è stata la lotta contro la Lord's Resistance Army, guidata da Joseph Kony, considerato dai suoi seguaci un profeta. Nelle intenzioni del carismatico leader dei ribelli la volontà di costituire uno stato fondato sui Dieci Comandamenti della Bibbia. Durante il conflitto hanno perso la vita almeno 500 mila persone.
All'inizio dell'anno è stato ucciso Bok Abudema, uno dei leader del Lord's Resistance Army. L'attacco è avvenuta a Djema nella Repubblica Centro Africana per opera dell'esercito ugandese, che guida una vera e propria caccia all'uomo in tutti i Paesi della regione per uccidere i membri del movimento che combatte i militari di Museveni dal 1988, ovvero dall'anno successivo al suo insediamento.

di Francesco Bianco

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Pena di morte per gli omosessuali

E' arrivata a mezzo milione di firme la petizione on line al parlamento ugandese perché venga cancellata la legge contro l'omosessualità, che prevede anche la pena di morte in alcune circostanze. Molto forti le reazioni internazionali: il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha parlato di provvedimento di odio; l'Unione Europea l'ha condannata duramente e anche alcuni Paesi africani l'hanno giudicata inutile e dannosa. Il disegno di legge prevede la pena capitale per i recidivi, per i sieropositivi gay che fanno sesso, o per chi ha rapporti con minori o disabili. In generale per gli atti omosessuali è previsto l'ergastolo. Sette anni in carcere per chiunque aiuti, consigli o incoraggi una persona a esprimere il proprio orientamento sessuale.
Promotori della petizione il gruppo Avaaz (http://www.avaaz.org/it) che mira a raggiungere l'obiettivo del milione di firme. "Il vero problema - ci spiegano - è quello di far partecipare soprattutto gli ugandesi a questa protesta. Finché saranno solo cittadini stranieri l'iniziativa è importante, ma con il loro appoggio diventerebbe fondamentale e spingerebbe il governo a ripensarci". Operazione non facile, visto che l'Uganda è un Paese molto conservatore. Gli atti omosessuali sono già illegali, ma la proposta di legge inasprisce le già incomprensibili pene. La proposta non è governativa, ma privata. Il promotore è David Bahati che dice che sta solo difendendo la cultura dell'Uganda. Le autorità di Kampala hanno già annunciato che il disegno di legge verrà cambiato dal Parlamento e anche il presidente Yoweri Museveni ha preso le distanze dall'iniziativa.
Aveva già suscitato clamore la decisione di un prete di mostrare foto pornografiche con uomini protagonisti. Il pastore Martin Ssempa ha equiparato l'omosessualità alla pedofilia.


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