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In un suo recente rapporto l'Ong mette in luce la drammatica situazione di moltissimi africani che per raggiungere l'Europa devono attraversare la Libia e punta l'indice anche contro Bruxelles e Roma

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Amnesty International condanna la cooperazione tra Unione europea e Libia in atto per cercare di fermare l'immigrazione irregolare dall'Africa al Vecchio Continente. L'organismo che vigila sul rispetto dei diritti umani sostiene che Tripoli detenga migranti illegali in condizioni disumane, sottoponendoli in diversi casi a torture e umiliazioni. E punta l'indice anche contro la Ue, colpevole di lavorare in accordo con il regime libico. La denuncia di Amnesty è contenuta nel nuovo rapporto “Cercare salvezza, trovare paura: rifugiati e richiedenti asilo e migranti in Libia e Malta”.


In Libia secondo il governo ci sono più di 3 milioni di persone irregolari
che arrivano da altri Paesi africani per fuggire da guerre, disperazione e ritorsioni politiche. Com'è noto Gheddafi non ha mai firmato la convenzione di Ginevra che riconosce lo status di rifugiato. Solo il mese scorso il governo libico ha respinto al mittente l'invito dell'Unchr di ratificare la convenzione, rifiutando anche l'ingresso sul suo territorio dell'Agenzia Onu per i rifugiati per dare assistenza ai migranti.


Amnesty sostiene che molti migranti vivono nella costante paura di essere arrestati e detenuti per lunghi periodo di tempo, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni
. Come se non bastasse per diversi di loro c'è il terrore di essere rimpatriati nei loro Paesi di origine, dove li attendono persecuzioni. senza alcuna considerazione per il concreto rischio di subire persecuzioni una volta fatti rientrare.

 
Decine di migliaia di persone lasciano, ad esempio, la Somalia ogni anno per iniziare un lungo e pericoloso viaggio attraverso la Libia per fuggire al conflitto che sta devastando il loro Paese dal 1991. In moltissimi spendono tutti i loro risparmi per intraprendere una pericolosa traversata del Mediterraneo. Insomma dalla padella alla brace.



Nel rapporto si dà prova delle innumerevoli violazioni ai danni dei migranti in Libia
. Si legge che i guardiani delle carceri prendono spesso a pugni i detenuti o li colpiscono con tubi di metallo o bastoni. Chi osa protestare per le condizioni di detenzione o chiede assistenza medica rischia di subire ulteriori aggressioni o punizioni.



Nonostante questa situazione drammatica, la Commissione europea ha firmato con il governo libico un'agenda per la cooperazione sulla gestione dei flussi migratori e sul controllo alle frontiere. L'intesa, che durerà fino al 2013, prevede una sovvenzione a Tripoli di 50 milioni di euro, anche se in un recente incontro con Silvio Berlusconi, il colonnello Gheddafi ha chiesto 5 miliardi di euro. A preoccupare enormemente Amnesty International e non solo, anche le trattative tra l'Unione europea e Tripoli per negoziare un più ampio “accordo quadro” che consentirebbe, tra l’altro, la riammissione in Libia di cittadini provenienti da Paesi terzi entrati in Europa dopo aver transitato sul territorio governato col pugno di ferro da Gheddafi.

di Francesco Bianco (16 dicembre 2010)

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L'appello all'Unione europea

 

 

Amnesty Intenational ha inviato un appello all'Unione europea e ai suoi Stati membri, colpevoli di non occuparsi della situazione dei diritti umani di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, per favorire i propri interessi nazionali, compreso il controllo dei flussi migratori.



La Ong denuncia che gli accordi sottoscritti con il colonnello Gheddafi dalla Commissione e dall'Italia in particolare non tengano conto della condizione dei diritti umani in Libia e che non includano sufficienti misure di salvaguardia per assicurare un loro pieno rispetto.


La Libia non potrà essere vista come un partner legittimo nel controllo dei flussi migratori fino a quando le sue autorità non avranno posto fine alla tortura e agli abusi nei confronti dei migranti e messo in atto un sistema di asilo che rispetti i diritti umani e il diritto internazionale dei rifugiati.



Per questo Amnesty International chiede di sottoscrivere il suo appello. Facciamolo tutti!


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