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Passare da essere un Paese di emigrazione a diventare di immigrazione può creare problemi. Ne sappiamo qualcosa noi italiani, che il secolo scorso siamo andati a cercare lavoro ovunque, salvo assumere toni severi quando ci siamo trasformati in terra di "conquista". Anche la Cina, dopo aver "invaso" con la sua manodopera a basso costo il mondo, ora sta prendendo provvedimenti per frenare l'arrivo nel Dragone di immigrati del sudest asiatico – soprattutto vietnamiti, cambogiani e birmani – pronti a lavorare per salari addirittura più bassi. Ora è la volta del Marocco, capace negli ultimi anni di attrarre cittadini stranieri, la stragrande maggioranza dei quali arriva dalla ricca Europa, travolta dalla crisi economica. E il governo si è messo subito all'opera per arginare il nuovo fenomeno.
Le aperture economiche e sociali volute da Mohammed VI hanno reso il Paese molto attraente, soprattutto per chi fa un lavoro qualificato. Diversi manager e quadri europei rimasti senza impiego, sono arrivati a dirigere i molti cantieri aperti. Ma ora il ministero del Lavoro marocchino vuole mettere un freno e ha fatto partire una serie di indagini per scoprire eventuali lavoratori senza permesso di soggiorno. L’inchiesta, cominciata poco prima dell'estate, è stata lanciata in tutti i settori economici nelle grandi città, perché è lì che si concentrano i progetti che attirano gli stranieri.
Per lavorare in Marocco occorre quindi ottenere una autorizzazione dalle autorità, ma per poter essere assunto bisogna dimostrare che il candidato sia il solo a possedere le competenze richieste. In poche parole, l'immigrato non deve “rubare” il posto a un marocchino. E le operazioni sono fatte alla luce del sole. Il datore di lavoro richiede l'autorizzazione all'Agenzia Nazionale per la promozione dell'impiego e delle competenze - l’ANAPEC - che la rende pubblica, raccoglie le offerte dei candidati e dà il suo consenso all'assunzione del cittadino straniero, se non c'è alcun marocchino disoccupato che possa fare quel lavoro. Ovviamente c'è l'escamotage: i datori chiedono requisiti molto particolari, per eliminare i candidati nazionali, disegnando un profilo che descriva l'immigrato che si vuole assumere. Ad esempio in Marocco non esiste la scuola alberghiera, presente invece in tutti i Paesi europei: basta chiedere che uno chef sia diplomato per escludere tutti i cuochi marocchini.
Una volta arrivato il sì dell’ANAPEC, occorre anche un’autorizzazione al ministero del Lavoro, valido un anno. Gli unici a non averne bisogno sono quelli che arrivano dall'Algeria, la Tunisia e il Senegal. Ovviamente qualche intoppo burocratico c'è: ci vogliono in media dai 3 ai 4 mesi secondo molti organi di stampa marocchina, anche se il ministero sostiene di metterci non più di un mese.
Per ovviare a tutti questi passaggi, soprattutto al vaglio dell'ANAPEC, molte assunzioni di stranieri vengono fatte senza alcuna autorizzazione. Anche perché le sanzioni sono decisamente deboli: tra i 2000 e i 5000 dirham marocchini, tra i 178 e i 446 euro per capirci. E in caso di recidiva, non c'è alcuna aggravante. Tra l'altro, secondo molti osservatori, non viene ritenuto un reato grave e quindi molto spesso in questi casi gli ispettori neanche la fanno la multa.
Insieme a ingegneri e manager stanno arrivando anche colf straniere, che arrivano soprattutto dai Paesi dell'Africa subsahariana: il Marocco è molto più facile da raggiungere dell'Europa, che resta comunque il loro vero traguardo. Anche in questo caso il governo corre ai ripari: dal maggio scorso sono stati messi punti di controllo alle frontiere, ma la situazione è piuttosto complessa visto che a sud c'è il deserto.
di Francesco Bianco (25 novembre 2010)
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A incidere sul cambiamento è stata la costante crescita economica. Dal 2003 ad oggi le riforme di re Mohammed VI hanno portato stabilità, sono arrivati investimenti stranieri privati, l'inflazione è sotto controllo, sono migliorati servizi e infrastrutture. Anche nel 2009, anno pessimo per l'economia della maggior parte del mondo, il Marocco è riuscito a crescere di quasi 5 punti percentuali. L'iniziativa per lo Sviluppo Umano voluto sempre dal monarca 5 anni fa ha visto un piano da due miliardi di dollari ha decisamente reso più efficiente il sistema sociale: si è portata la corrente elettrica nelle aree rurali, si è cominciato a ristrutturare le periferie, costruendo case dove sorgevano baraccopoli, il turismo è stato sostenuto. Nonostante il successo del piano del re la situazione del Marocco è ancora difficile. C'è un forte tasso di analfabetismo e di abbandono scolastico. E il tasso di disoccupazione, specie tra i giovani, resta molto alto, circa uno su tre non ha un lavoro.


