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Si è concluso a Dakar, in Senegal, il Seminario internazionale di studio e confronto sulla campagna Noppaw: Nobel Peace Prize for African Women (premio Nobel per la Pace per le donne africane, ndr). Sono loro a portare con forza “sulle spalle i pesi e le speranze dell’Africa”, slogan del vertice, per riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa. La campagna è promossa da Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 48 Ong e associazioni di solidarietà internazionale, e da ChiAma l’Africa con l’obiettivo di assegnare il Nobel per la Pace 2011 alle donne africane nel loro insieme.

Sono loro le protagoniste trainanti sia nei settori della vita quotidiana che nell’attività politica e sociale. Loro che reggono l’economia familiare nello svolgimento di quell’attività, che permette ogni giorno, anche in situazioni di emergenza, il riprodursi del miracolo della sopravvivenza.



Il Seminario ha visto la partecipazione di circa 150 persone, in gran parte donne del Senegal e di altri Paesi d’Africa ed Europa. Durante i lavori sono state messe a fuoco le prossime tappe di questa iniziativa che saranno, in primo luogo, la presenza e il coinvolgimento di tutti i partecipanti al Festival Internazionale delle Arti Africane che si terrà a Dakar nel dicembre 2010 e la presenza e il coinvolgimento nel Forum Sociale Mondiale che si svolgerà sempre nella capitale senegalese nel febbraio 2011. Inoltre, è prevista l’organizzazione di una carovana che verrà realizzata insieme all’associazione Cinemobil e partirà dal Sud Africa per arrivare a Stoccolma, in Svezia, toccando tutti i Paesi africani ed europei. Nel contempo, sarà promossa una carovana di donne che attraverserà tutte le regioni del Senegal.



È inoltre già previsto un evento internazionale da tenere a marzo del 2011 a Bruxelles, in occasione della Festa della donna, in cui verranno coinvolti istituzioni internazionali, parlamentari e associazioni. Parallelamente all’organizzazione di meeting e alla partecipazione a seminari e forum, la campagna Noppaw continuerà e portare avanti il suo impegno per la raccolta delle firme di adesione all’appello: www.noppaw.org , con l’obiettivo di raggiungere 2.000.000 di adesioni. La campagna vuol coinvolgere premi Nobel, capi di Stato e dei parlamenti, personalità del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo, affinché supportino nei rispettivi settori questa iniziativa, con una particolare attenzione alle donne sia in Africa che nelle altre parti del mondo.

Gli obiettivi sono principalmente due: da un lato individuare contenuti e storie di vita femminile per preparare entro la fine di febbraio 2011 un dossier di candidatura da presentare al Comitato del Nobel di Stoccolma. Dall’altro, programmare le prossime tappe per fare in modo che la campagna Noppaw arrivi ovunque.

Attualmente l'iniziativa sta avendo un buon impatto nella società senegalese e nei Paesi africani in cui è stata presentata. E’ vista come un modo concreto di promuovere i valori, troppo spesso nascosti, della cultura dei popoli africani, rappresentati in modo significativo da tutte quelle donne che, come dice il titolo del seminario, “portano sulle spalle i pesi e le speranze dell’Africa”. Nelle varie sessioni in cui si è articolato il vertice, sono emerse storie e iniziative che vanno dalla cura e difesa della vita, all’impegno nella salute, nell’economia, nella costruzione della pace, nell’educazione e nella protezione dell’ambiente. Una partecipazione attiva, responsabile, costante e quotidiana che vede le donne come prime e spesso uniche protagoniste.



Durante la cerimonia conclusiva del seminario di Dakar, sono state evidenziate anche le tante difficoltà  di portare avanti un impegno così grande. Ma, come è stato ribadito più volte dalle relatrici delle diverse sessioni, le donne africane meritano il Premio Nobel per la Pace perché sono costruttrici di pace, per la grande dignità e la forte determinazione con cui guardano avanti nonostante le difficoltà che incontrano. Senza di loro non è concepibile né il presente né il futuro dell’Africa.

di Valerio Gardoni (4 novembre 2010)

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