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Sparita la Grand America, una nave carica di rifiuti tossici dal porto di Lagos, dove era sequestrata. L'imbarcazione, che batte bandiera inglese, trasporta sette container di rifiuti elettrici. La nave arrivava da Antwerp in Olanda ed era stata fermata insieme a un altro battello arrivato dalla Spagna. La sparizione si spiega con la facile corruzione delle autorità portuali e dei poliziotti nigeriani.
Il Paese è trattato come una discarica a cielo aperto. Fece scandalo la scoperta nel 1987 di 3.500 tonnellate di scarti pericolosi a Koko, nel sud della Nigeria. Un rapporto della ong Basel Action Network sostiene che ogni mese vengono portati qui 500 container con 400.000 computer usati. Cinquanta milioni di tonnellate ogni anno.
Il governo tenta di porre rimedio a questa spaventosa pratica. Troppi i rischi per l'ecosistema e per la salute dei cittadini. In realtà c'è già una legge che vieta l'arrivo dei pc di seconda mano. Ma gli interessi delle industrie che vendono, riparandoli, i computer vecchi in arrivo da Europa e Stati Uniti danno un ampio margine di azione. Un'escamotage. Faccio arrivare elaboratori da tutto il mondo, sostenendo di poterli mettere a posto. Ma secondo la commissione voluta proprio dalla Nigeria il 75% dei pc che arriva qui è inutilizzabile. Due su tre.
Ci sono discariche di rifiuti elettrici ovunque a Lagos. Non c'è alcuna struttura per la loro messa in sicurezza. E i bambini, per guadagnare 2 dollari al giorno, scavano in queste montagne di spazzatura per recuperare componenti che possano essere rivenduti. Il ministero dell'Ecologia del Paese è molto preoccupato per il futuro. In una dichiarazione ufficiale fa sapere che "i maggiori problemi per la loro salute arriveranno tra qualche anno. Gli agenti chimici contenuti nei pc avvelenano il corpo, facendolo ammalare poco alla volta". E questi veleni hanno raggiunto anche le falde acquifere.
Per correre ai ripari è stata scritta la Convenzione di Basilea che punta a governare i movimenti di materiale tossico dai Paesi ricchi a quelli poveri. Ma gli Stati Uniti non l'hanno firmata. Ed è proprio dai suoi porti che parte il maggior numero di navi cariche di vecchi pc. I principali Paesi europei l'hanno invece siglata. Ma le due navi sequestrate solo settimana scorsa erano una inglese e l'altra arrivava dalla Spagna. E' chiaro che ci sia una falla gigantesca nei controlli. Alcuni documenti dell'Onu sostengono come il 48% dei controlli navali trova situazioni di illegalità.
Ma c'è addirittura un rischio peggiore. I vecchi computer possono contenere mercurio, nickel e cromo e i monitor sono fatti anche con il piombo. Studi dell'università di Ibadan dimostrano come tracce di metalli pesanti siano stati trovati nel suolo, nelle piante e negli uomini che di queste piante si nutrono. Avvelenando tutto.
di FB (21 ottobre)
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E' una vera emergenza mondiale. L'e-waste, come vengono chiamati i rifiuti costituiti da vecchi pc, è una seria minaccia. I rischi maggiori arrivano dai nuovi Paesi ricchi, come Cina e India. Solo Nuova Dehli vedrà crescere del 500% i computer da eliminare entro il 2020. Pechino e il Sud Africa vivranno un rialzo del 400% entro la stessa data. Nel mondo si calcola che l'e-waste aumenta di 40 milioni di tonnellate all'anno. Per non parlare dei cellulari. In un solo decennio i telefonini da rottamare saranno in Cina 7 volte in più rispetto ad oggi, in India addirittura 18 volte in più. E naturalmente le multinazionali si stanno già dando da fare per trarne un vantaggio economico. Nei computer ci sono metalli preziosi come l'oro, l'argento, il cobalto e il palladio. Solo che l'inquinamento prodotto per il loro recupero ha livelli pazzeschi. I Paesi più attivi in questo settore, oltre a Cina e India, sono Brasile e Messico.


