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Il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir, ha evidenziato la possibilità che scoppi un nuovo conflitto nel Paese. Questo potrebbe avvenire, ha dichiarato il leader, se i problemi e le dispute con il Sudan del Sud non dovessero essere risolte prima del referendum per la secessione. Le parole di preoccupazione del presidente hanno sollevato uno scontro verbale tra le parti coinvolte, Khartoum e SPLM (movimento armato per la liberazione del popolo sudanese). Al-Bashir continua a sostenere la necessità di un referendum per l'indipendenza del sud del Paese – che si terrà il 9 gennaio – ma è fortemente necessario che prima le parti si confrontino e si accordino sui principali punti di scontro ovvero: confini, petrolio, debito e acque del Nilo. “Questo conflitto – ha aggiunto il leader – potrebbe risultare addirittura più pericoloso di quello esploso prima dell'accordo di pace”. Il governo centrale e ribelli del sud – che al momento controllano la regione – sono stati, infatti, coinvolti in una guerra civile durata vent'anni e che ha portato alla morte di due milioni di persone. Il conflitto è terminato cinque anni fa, nel gennaio del 2005, con un accordo di pace. Ali Karti, ministro degli Esteri del Sudan, ha appoggiato l'atteggiamento critico nei confronti dei leader del sud sostenendo che questa situazione è “una evidente rottura del patto del 2005”; Lyall Grant, parlando a nome del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha comunicato che il pieno rispetto degli accordi del 2005 è fondamentale per mantenere la pace. Allo stesso modo, i leader della Lega Araba confermano il loro appoggio all'Onu per conservare una situazione di pace, di rispetto della sovranità istituita e di integrità territoriale.

di AA (18 ottobre 2010)

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