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Marrakech, Fez, Casablanca, Rabat. Il deserto del Sahara e i monti dell’Atlante. Il Marocco è un Paese ricco di storia, di paesaggi suggestivi. Ma non solo. Il fermento non si limita ai souk multicolore o alla cordialità dei suoi abitanti. Da qualche anno è attivo anche dal punto di vista socio-politico. La gente ha sempre più voglia di rinfrescare il rapporto con la propria tradizione, in particolare con quella islamica.
Muhammad VI, attuale sovrano, ha aperto la stagione di una politica progressista nel rispetto della tradizione. Nel 2002 ne ha dato dimostrazione personale, sposando l'informatica Salma Bennani, diventata principessa (per la prima volta nella storia della monarchia) col nome di Lalla Salma. Nel 2004 ha riaffermato questa posizione con la riforma in senso liberale della legge marocchina in materia di diritto di famiglia (mudawwana). Nella prefazione al decreto si afferma di voler garantire “l’equilibrio tra uomo e donna, mettendo in atto un rafforzamento della cellula familiare” con il fine di “consolidare le basi della società marocchina democratica e moderna” senza tradire la radice culturale islamica. La scelta della poligamia non è eliminata, anche se maggiormente ostacolata. Il divorzio deve essere chiesto davanti ad una corte di giustizia, mentre prima era sufficiente una lettera di ripudio da parte dello sposo. L’età minima per il matrimonio viene innalzata dai 15 ai 18 anni. Questi sono solo i primi passi che dimostrano una volontà di maggiore tutela in particolare dei diritti delle donne, accolti in modo favorevole sia dalla popolazione che da molti attivisti per la promozione dei diritti umani. La politica attuata dal re non rappresenta un’iniziativa personale visto che lo stesso attivismo ha contagiato sia la società civile che gli intellettuali. Molti hanno saputo affrontare di petto una tradizione religiosa che agli occhi di parecchi occidentali risulta conservatrice.
Muhammad Abed al-Jabri era uno di questi. Si è spento da poco uno degli intellettuali più importanti del mondo arabo che ci azzardiamo a definire filosofo illuminista perché ha cercato di ridare spazio alla “ragione” nell’interpretazione della legge Religiosa (Shari‘a). A chi spetta stabilire i comportamenti coerenti con i precetti della fede? Chi decide quali sono i diritti delle donne? Quali le innovazioni tecnologiche e sociali attuabili? Oggi, i musulmani, chi devono considerare come autorità di riferimento: i giuristi o forse anche gli intellettuali?
Il Corano, parola diretta di Dio, e la Sunna, raccolta dei detti e dei fatti del Profeta, sono le principali fonti della Legge Rivelata. C’è chi sostiene che debbano essere prese alla lettera, ammettendo con ciò, per esempio, la lapidazione, motivo per il quale molti ritengono che l’Islam sia una religione oppressiva. C’è chi ritiene invece, come Al-Jabri, che la fede islamica non escluda la possibilità di usare la facoltà di giudizio personale, che ci sia un margine per interpretare il suo contenuto e renderlo così al passo con i tempi. Con l’uso della ragione si può cogliere il valore etico universale della Legge religiosa e allo stesso tempo considerare che la realtà in cui vivono oggi i musulmani è ben diversa da quella in cui la Legge fu rivelata.
In un’intervista, realizzata poco prima della sua morte, gli abbiamo chiesto che ruolo abbiano gli intellettuali nella società arabo-musulmana contemporanea. Lui ha risposto che gli intellettuali possono funzionare da tramite tra tradizione religiosa, potere politico e società civile, ma questo dipende dalla “congiuntura su scala regionale, nazionale e mondiale. La globalizzazione, grazie alla diffusione della scienza e della tecnologia, potrebbe facilitare il loro compito, mentre è a livello ideologico-politico che si possono incontrare ostacoli ai tentativi che mirano a liberarsi dal giogo coloniale e quindi dal fardello del sottosviluppo che questo comporta”. Al-Jabri è stato un intellettuale che ha cercato di costruire un ponte tra la tradizione islamica e una modernità ad essa compatibile. Anche perché l’Islam sono prima di tutto i musulmani, e i musulmani di oggi, in particolare le ultime generazioni, sono “moderni”. La modernità, quindi, non può essere imposta dall’alto, né eliminata, dato che la spinta parte dal basso e a questa spinta sono tenuti a rispondere non solo giuristi e teologi, ma anche i liberi pensatori. Chiudiamo segnalando che al-Jabri faceva parte di ADF (Arab Democracy Foundation), di cui è membro anche Emma Bonino, una fra le tante iniziative che stanno diventando sempre più frequenti nel mondo arabo-musulmano.
di Laura Filios (14 ottobre 2010)
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Nel 1999 Muhammad VI è succeduto al trono ad Hassan II, inaugurando una stagione di aperture progressiste con particolare riguardo alla tutela dei diritti umani. Nel 2000 tuttavia è stato impedito lo svolgimento del referendum per l’autodeterminazione dei Sahrawi, popolazione locale del Sahara Occidentale, problema questo di lunga data e tuttora argomento caldo della politica interna marocchina. Nel 2001, invece, è stato fatto un passo in avanti nei confronti della minoranza berbera, promuovendo la creazione dell’Istituto Reale per la Cultura Berbera. Per quanto riguarda la lotta al fondamentalismo, dopo gli attentati di Casablanca del 2003, il Re ha dichiarato guerra aperta a qualsiasi forma di fanatismo religioso. In politica estera si è sempre cercato l’allineamento con l’Occidente anche se nel 2003 il Marocco si è dichiarato contrario all’attacco anglo-americano all’Iraq. Tra il 2002 e il 2004 è stato avviato un processo di riforme storiche che includono le prime elezioni amministrative e la revisione della Mudawwana, legge marocchina in materia di diritto di famiglia, con particolare attenzione per i diritti delle donne. I rapporti bilaterali con l’UE sono stati suggellati nel 2008 dalla ratifica di uno “Statuto Avanzato” che prevede una maggiore presenza del Marocco, sia politica che economica, presso le istituzione europee. A maggio di quest’anno è stata celebrata la costituzione della nuova Commissione Parlamentare mista tra il Marocco e l’Unione Europea.


