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“Spagna e Marocco sono d'accordo nel mantenere il rispetto reciproco e la buona volontà per superare i problemi che possono avere due Paesi vicini”: è il messaggio rassicurante lanciato insieme da Mohamed VI, re del Marocco, e José Luis Rodríguez Zapatero, primo ministro spagnolo, da New York il 21 settembre, al termine di in un faccia a faccia a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu. L'incontro, che entrambi i leader hanno definito positivo, è stato il primo a così alto livello dopo le tensioni diplomatiche di questa estate, legate alle enclave spagnole in terra marocchina, Ceuta e Melilla. Il 17 e il 18 agosto un gruppo di attivisti ha bloccato l'ingresso nella città di Melilla ai tir carichi di merci, soprattutto di alimentari. La protesta è stata una diretta reazione alle affermazioni del ministro dell'Interno di Rabat, che ha accusato la polizia spagnola di razzismo, dopo l'ennesimo pestaggio per futili motivi di un cittadino marocchino che voleva entrare legalmente a Melilla. Madrid è corsa subito ai ripari, con una telefonata di re Juan Carlos a re Mohamed, e un meeting tra delegati del governo. E da New York Zapatero ha annunciato un nuovo incontro per tra i due monarca, a data da definirsi, per sancire una volta di più le ottime relazioni tra Spagna e Marocco. Tutto sotto controllo? Solo in apparenza.
Per Rabat questa è una ferita ancora aperta. Considerate di fatto l'ultima colonia europea in Africa, le due città contese si trovano sulla costa marocchina ma fanno parte del territorio spagnolo da secoli, Ceuta dal 1668, Melilla addirittura dal 1497. Madrid non ha però alcuna intenzione di mollarle: sono due porti franchi strategici e commerciali fondamentali. Per i migranti africani sono ben di più: rappresentano la porta d'accesso all'Europa. Per questo le due città sono blindate: Ceuta è protetta da 10 chilometri di una doppia barriera metallica alta fino a 6 metri, 8 chilometri di rete anche attorno a Melilla. Non è tutto merito della Spagna: la Comunità europea ha investito 30 milioni di euro in filo spinato, posti di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio di veicoli, una rete di sensori elettronici, acustici e visivi. Bruxelles non ha badato a spese.
Attorno alle due città spagnole si concentra la pressione di migliaia di migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana, che sognando l’Europa si avventurano in pericolosi viaggi attraverso il deserto. Le forze di sicurezza marocchine e spagnole usano la mano pesante contro chiunque tenti di passare la barriera illegalmente; nel settembre 2005 un gruppo di circa 600 persone si lanciò in massa a scavalcare la frontiera per entrare a Ceuta. Nel fuoco incrociato delle polizia marocchina e spagnola morirono in 5, i feriti furono un centinaio. Un caso che costrinse l'Europa a sollevare il velo sulla realtà delle due enclave. L'unico risultato fu un aumento dei controlli al confine.
Da allora il flusso di migranti irregolari diretto verso l'Europa si è fatto più silenzioso e attento, e le pateras, le carrette del mare, partono da un po' più a est o a sud, usando Tangeri, Chefchaoun o Tetouan come città di appoggio.
Ma nei boschi attorno a Ceuta e Melilla, tra le località di Beliunech, El-Biutz e El-Jebel Musa, si nascondono ancora centinaia di africani, in attesa del momento più opportuno per sfidare le misure di sicurezza. Secondo le stime di Medici senza Frontiere, in tutto il Marocco, ci sono almeno 4500 migranti subsahariani in attesa di partire per l'Europa. La maggior parte di loro è nelle mani dei trafficanti, per i quali l'immigrazione è un vero affare. Il viaggio costa migliaia di euro a testa: devono pagare i poliziotti corrotti, i traghettatori, oltre ai proprietari degli alloggi dove vengono segregati in attesa di arrivare in Europa. Un sogno su cui gli unici a non guadagnare sono proprio i migranti.
di Sara Milanese (30 settembre 2010)
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"Quello che succede a Ceuta e Melilla ha dell'incredibile". A parlare è Mohamed, 32 anni, proveniente proprio dalle città spagnole in terra marocchina. Ora abita a Pavia dove fa il muratore, ma l'esperienza clandestina l'ha segnato. "La polizia spagnola non guarda in faccia a nessuno. Spara ad altezza uomo lungo il filo spinato. Voi europei criticate tanto quello che succede al confine tra Messico e Stati Uniti, ma la situazione lì è peggio". Il viaggio verso l'Europa di Mohamed è iniziato 8 anni fa. "Sono rimasto nascosto per giorni, poi finalmente dopo aver pagato due poliziotti e tre marinai sono riuscito a imbarcarmi per raggiungere la Spagna. Una volta arrivato lì è stata durissima", ci racconta Mohamed. Quattro anni fa l'arrivo in Italia. "Il razzismo anche qui sta crescendo, ma è più legato a chi ha soldi o no. Da quando lavoro onestamente, pago l'affitto e mi comporto bene, nessuno mi dà più fastidio". Mohamed vive come una ferita la presenza delle enclave spagnole sulla sua terra. "Zapatero fa tanto il bravo e poi permette al suo Stato di avere ancora due colonie. Ma tanto vinceremo noi: i marocchini che abitano a Ceuta e Melilla fanno tantissimi figli, gli spagnoli no". (4,5 figli la media delle donne marocchine, contro i 2,5 delle spagnole, ndr)


