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L'ex presidente liberiano sotto accusa al Tribunale dell'Aja

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Undici capi d'accusa, tra cui crimini di guerra e contro l'umanità, istigazione all'omicidio, stupro di massa, reclutamento di bambini soldati. Un processo che tra pause, trasferimenti di sede, e centinaia di testimoni, va avanti da quasi 3 anni. Eppure l'immagine del procedimento contro Charles Taylor che più ha fatto il giro del mondo è quella della top model Naomi Campbell seduta sul banco dei testimoni. Doveva chiarire come l'ex presidente della Liberia le avesse donato dei diamanti grezzi, dopo una cena a casa dell'allora capo di stato sudafricano Nelson Mandela, nel settembre del 1997.


Un'immagine che non rende giustizia all'importanza del processo, il primo in cui un tribunale internazionale mette sotto accusa un ex presidente africano per reati così gravi.
 

Taylor, eletto nel 1997, è accusato di aver codiretto e rifornito di armi il RUF, Fronte Rivoluzionario Unito, sigla che riuniva i ribelli sierraleonesi, durante la guerra civile scoppiata nel 1991. In cambio di armi, Taylor riceveva dai ribelli diamanti insanguinati. Ma era interessato anche alle altre risorse del Paese: oro, bauxite, rutilio. Voleva inoltre rafforzare la sua influenza nella regione, obiettivo reso più facile grazie alla guerra civile. Il conflitto decennale in Sierra Leone è ricordato per la sua violenza: almeno 120mila vittime, un milione e mezzo di sfollati. Oltre un terzo dei combattenti erano bambini sotto i 15 anni, arruolati con la forza, drogati, costretti a uccidere e a mutilare a colpi di machete: una pratica che i ribelli applicavano sistematicamente. Alle bambine una sorte anche peggiore: catturate dai ribelli, diventavano schiave sessuali per i soldati.

 
Deposto da presidente nel 2003 e subito latitante, Taylor è stato infine arrestato nel 2007, e in breve trasferito all'Aja, in Olanda. Avrebbe dovuto essere giudicato a Freetown, ma la capitale sierraleonese non offriva sufficienti garanzie di sicurezza: l'ex presidente aveva ancora troppi amici e contatti. Per questo molti dei 91 testimoni chiamati dall'accusa hanno accettato di parlare al processo in condizioni particolari di sicurezza, oppure solo registrati e sotto anonimato. Molti di loro hanno inoltre denunciato di aver subito intimidazioni e minacce.
 

La paura non ha risparmiato nemmeno Naomi Campbell: prima dell'udienza avrebbe dichiarato di temere per sé stessa e per la sua famiglia, perché “Taylor è ancora un uomo potente”. Forse è per questo che la sua testimonianza è sembrata avere delle lacune, ed è stata contraddetta da altri testimoni, la sua ex agente, e l'attrice Mia Farrow. La bella Naomi, che prima dell'inizio del processo aveva sempre negato, di fronte ai giudici ha ammesso di aver ricevuto in regalo dei diamanti grezzi, ma restando molto sul vago, affermando di non poter confermare il legame tra gli uomini che durante la notte le consegnarono le pietre e il presidente Taylor.


Quello che successe quella sera del 1997 non è un particolare da poco: il conflitto in Sierra Leone era in corso ormai da oltre 6 anni, e la Campbell avrebbe potuto provare che Taylor era in possesso di diamanti insanguinati. 


Ma non è certo quella della top model la testimonianza chiave del processo: il tribunale ha già ascoltato i racconti di chi ha visto arrivare le armi inviate da Taylor dentro sacchi di riso, ottenendo in cambio le pietre grezze che uscivano dal confine della Sierra Leone in confezioni di maionese. Nel completo silenzio e disinteresse dei media, ex miliziani hanno descritto come Taylor inviasse i propri ordini ai capi del RUF; hanno testimoniato ex bambini soldato reclutati con la forza e molte vittime delle violenze dei ribelli. Sarà grazie a loro se questo processo riuscirà a chiarire le responsabilità dell'ex presidente liberiano.


Il sito dedicato al processo di Taylor: www.charlestaylortrial.org

di Sara Milanese (9 settembre 2010)

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La vita di un dittatore

 

 

Nato nel 1948 a Monrovia, dopo la laurea in economia negli Usa, Charles Taylor torna in Liberia, e nel 1980 sostiene il colpo di stato di Samuel Doe contro l'allora dittatore del Paese William Tolbert. Diventa uno dei più fidati collaboratori di Doe, che instaura un regime violento e autoritario. Nel 1984 scappa di nuovo negli Usa: ha rubato alla sua terra quasi un miliardo di dollari. Viene arrestato in Massachusetts nel 1984, ma un anno dopo riesce a evadere dal carcere di massima sicurezza dov'era rinchiuso. O forse viene liberato proprio con l'obiettivo di rovesciare il regime di Doe: dal 1985 Taylor compare nel libro paga della Cia. Si rifugia in Libia, sotto la protezione di Gheddafi; nel 1989 lancia l'attacco al regime liberiano. Doe muore un anno dopo, ma per la Liberia inizia una lunga stagione di violenze. Taylor vince le presidenziali del 1997, e instaura un regime di terrore: arresti, uccisioni e torture per chi gli si oppone. Nel 2003 le tensioni interne e le pressioni internazionali lo costringono a rifugiarsi in Nigeria; è qui che nel 2006 viene arrestato su mandato della Corte penale internazionale dell'Aja.


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