banner-permicro
In Primo Piano Editoriale Reportage News Rubriche MediaCenter Sondaggi Eventi Archivio Contatti Free Press

news
africa

 

Share |
Foto di

Un’avventura durata un mese, iniziata a Johannesburg il 5 giugno, qualche giorno prima dell’apertura dei Mondiali di calcio. Il Western Cape è stata l’ultima regione del Sudafrica che ho visitato prima di tornare a Pretoria nella regione di Gauteng, che è stata la mia base. In questa zona dell’estremo sud, ho girato a Città del capo, dove ho scoperto tante altre realtà rispetto al caos del centro di Johannesburg, oppure agli alberi che coprono le vie di Pretoria, in cui ero abituato a fare due passi ogni tanto, quando si poteva.


Nella Città del Capo, abitavo a “Table View”, un quartiere che dista circa 25 km dal centro città, affacciato sull’oceano Atlantico. Sino a tre anni fa, l'area era abitata solo da bianchi perché era il posto migliore dove si poteva avere la bella vista del “Mountain Table”, la montagna con la forma di una tavola e due sedie, simbolo della città. A qualche metro dal posto dove mi trovavo, si poteva ammirare da lontano Robben Island, luogo tristemente famoso, a circa 3 km dalla terra ferma, che ha ospitato il carcere dove è rimasto rinchiuso Nelson Mandela.


Prima dell’inizio dei Mondiali, sono successi alcuni disordini in Sudafrica legati alla xenofobia. Le proteste sono iniziate ad Alexandria, una township di Johannesburg, e si sono propagate in quasi tutte le altre townships sudafricane. Durante una breve visita alla chiesa metodista di Johannesburg, ho potuto incontrare il reverendo Paul Verryn, uno dei pochi che si è impegnato a dare assistenza aprendo le porte della sua basilica per accogliere tutti gli immigrati africani che fuggivano dalle varie townships della città. La sera l’entrata della chiesa ospitava un grande mercato, dove queste persone si davano da fare per poter sopravvivere, vendendo cose come le “beignets”, arachidi… Gran parte di loro sono donne e bambini con condizioni igieniche che lasciano molto a desiderare. All’interno di un’altra loro struttura che si trova non lontano dal quartiere di Hillbrow (uno dei posti più pericolosi del centro di Johannesburg fino a qualche anno fa), si trova una piccola chiesa e degli edifici che ospitano la scuola frequentata dai giovani immigrati. Gran parte di loro proviene dallo Zimbabwe. I ragazzi hanno allestito una mostra fotografica in cui raccontano le condizioni in cui vivono adesso, e le motivazioni che li hanno spinti a lasciare il loro Paese. Si possono vedere le immagini delle persone che dormono sui banchi della chiesa oppure sulle scale e nei corridori, gli scienziati che camminano sulle montagne dei rifiuti…


Purtroppo la stessa situazione sembra prendere piede in questi ultimi tempi. L'ho capito provando a fare due chiacchiere con alcuni ragazzi immigrati che sono andato a trovare nel centro di accoglienza a Cape Town, un posto che si trova un po’ in periferia e non lontano dal grande cimitero della città. Molti di loro temono questo slogan che ormai si sente spesso in giro: “After World Cup, Out Foreigners “, cioè “Dopo la Coppa del Mondo, Fuori tutti gli Stranieri”. Queste parole trovano conferma quando si osserva che a distanza di quattro anni, il quartiere di Table View ha cambiato colore. Praticamente molti immigrati neri che vivevano con le popolazioni locali nelle varie townships della città, stanno svuotando le loro case e si stannno spostando in quello che una volta era considerato il quartiere dei bianchi. Siccome nel Paese dell’arcobaleno, la convivenza tra bianchi e neri è ancora un sogno, i bianchi di Table View stanno liberando le loro case per fare spazio agli immigrati neri, e loro stanno andando nei nuovi quartieri costruiti un po' più lontano nell’altra parte della città. Il 30% dei bianchi rimasti a Table View, è costituito spesso da chi non riesce a prendersi una nuova casa, oppure da chi ha ancora la nostalgia della sua villa super blindata.


In conclusione, in tutte le sette delle nove regioni sudafricane che ho potuto visitare, non ho mai visto un operaio bianco
. E in questo momento il Paese è un vero cantiere a cielo aperto. Ho avuto l’impressione che ci sono ancora dei lavori destinati ai soli neri.
Si può dire che il Sudafrica ha una marcia in più nel continente africano. Ci sono molti siti turistici e dei posti dove molti registi e attori internazionali vanno a girare dei film. Solo che ci sono molte questioni sociali come l’educazione, la corruzione, la re-distribuzione delle terre e tante altre che sono ancora aperte. E’ vero che il Paese è governato dai neri ma l’economia è ancora in gran parte nelle mani dei bianchi. Ma sono le mani dei neri che rendono possibile lo sviluppo del Sudafrica, come sottolineava Galdwin, un giovane studente di Mamelodi.

di Alix Ndembi

{ 1 Commenti }

Informativa privacy (art.13 D.Lgs. 196/03): il nome e l'indirizzo email che il visitatore conferisce non sono obbligatori al fine del presente servizio: se conferiti il nome e l'indirizzo e-mail vengono utilizzati esclusivamente per la gestione dei commenti da pubblicare nella bacheca. Le opinioni e i commenti nella bacheca e il nome in essa contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione nella bacheca. La diffusione dei dati del visitatore e di quelli rilevabili dai commenti inseriti deve intendersi direttamente attribuita all'iniziativa del visitatore medesimo; la Società garantisce che nessun altra ipotesi di trasmissione e/o diffuzoine degli stessi è prevista. In ogni caso il visitatore ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all'art.7 D.Lgs. 196/03. Si invita il visitatore a prendere visione della versione integrale dell'informativa privacy.



alix ha scritto:
2010-07-09 11:20:50
Grazie mille a tutti i lettori di Mixamag....
Jabulani

 

Jabulani, letteralmente 'festeggiare' in Zulu. La grande festa per i primi Mondiali di Calcio in Africa entra nello spirito della competizione dando questo nome al pallone ufficiale della Fifa. Da qui, anche il nome del programma radiofonico che Afriradio.it ha elaborato in occasione della Coppa del Mondo.

Festa, ma non solo. Alix Ndembi, conduttore del programma, accompagna gli ascoltatori in un viaggio nel Paese, scoprendo come le persone vivono, sentono e partecipano a questo grande evento. Johannesburg, Pretoria, Cape Town e Durban, sono solo alcune delle tappe del suo viaggio, che lo hanno portato nel pieno delle township metropolitane.

 

Storie di donne e di uomini in un Sudafrica dove si affaccia una generazione che non ha mai conosciuto l’Apartheid. Un paese pieno di contraddizioni, ma che costituisce il motore economico più dinamico di tutto il continente. Jabulani è trasmesso su Afriradio (la web radio di Nigrizia - storico mensile dei missionari comboniani), dal lunedì al venerdì, alle 13, in replica alle 15 e alle 23. Tutte le puntate si possono invece riascoltare in podcast.


Logo Africa News

Logo AfriRadio

Logo Voci GLobali