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Era un Paese simbolo in Africa per l'armonia religiosa ed etnica e per la prosperità economica durate 30 anni dopo l'indipendenza conquistata dalla Francia nel 1960, grazie allo straordinario carisma del suo primo presidente Felix Houphouet-Boigny.



Ma il sogno si è interrotto nel 1999 con un sanguinoso colpo di stato guidato da Robert Guei che ha rovesciato il governo di Henri Bedie, il successore di Houphouet-Boigny. Prima di cedere il potere però Bedie si è giocato l'orrenda carta dell'odio razziale contro i musulmani del nord, soprattutto contro il suo rivale storico, Alassane Ouattara. Stessa tattica usata proprio da Guei, sempre nei confronti di Ouattara, al quale è stato proibito di candidarsi alle elezioni del 2000, perché di origine straniera. Subito dopo una sommossa popolare porta alla guida della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo e la xenofobia lascia il posto alla violenza. Decine di sostenitori di Ouattara vengono trucidati, colpevoli di chiedere libere elezioni. Nel 2002 scoppia una sanguinosa guerra civile: gli islamici che vivono nel nord del Paese sono stanchi di essere discriminati e attaccano. I morti saranno migliaia. La Costa d'Avorio verrà divisa in due parti. Il conflitto ora è terminato, ma restano tensioni e divisioni con i caschi blu e le truppe francesi a fare da cuscinetto tra il Nord, dove dominano i ribelli del New Forces e il Sud controllato dall'esercito regolare.


Un Paese sotto sequestro, dove tutto è difficile, anche spostarsi al suo interno. Dove andare a trovare un parente può costare molti soldi. Per essere precisi 300 milioni di dollari all'anno, il 2% dell'intera economia secondo la Banca Mondiale. È l'incredibile cifra (un quarto della popolazione vive con poco più di un dollaro al giorno) pagata ogni anno in tangenti dagli ivoriani per passare i numerosi posti di blocco disseminati ovunque. Un Paese diviso tra miliziani islamici e forze governative che si ritrovano d'accordo solo nel taglieggiare la popolazione. I due schieramenti, dopo aver firmato un accordo di pace mai veramente rispettato nel 2007, continuano a rinviare le elezioni. Elezioni chieste a gran voce dalla comunità internazionale. Solo due mesi fa il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è tornato a chiedere alle autorità locali di decidere nel più breve tempo possibile una data per il voto. Ma anche l'Onu trova un muro di gomma: "Stiamo aggiornando le liste elettorali", sostengono, dimenticando che sono ormai passati cinque anni dalla promessa di nuove elezioni. E a poco sono serviti anche i recenti scontri di piazza organizzati dall'opposizione. Sette persone sono state ammazzate. Il presidente Laurent Gbagbo ha accettato che Youssouf Bakayoko, ex ministro degli Esteri ora all'opposizione, entrasse a far parte della commissione elettorale, che ha già rinviato l'appuntamento con le presidenziali sei volte da quando è scaduto nel 2005 il mandato di Gbagbo.


L'estorsione mafiosa è gestita dai comandanti di entrambe le forze di sicurezza, già pagati profumatamente rispetto alla loro gente. E le bustarelle si ripercuotono sull'economia del Paese
. I prodotti di prima necessità, come il cibo o il carbone, hanno prezzi triplicati rispetto a quelli di mercato a causa delle tangenti che bisogna pagare per trasportarli, soprattutto ad Abidjan, la più importante città della Costa d'Avorio. Tutto questo nonostante i checkpoint siano ritenuti illegali dal ministero della Difesa.


La corruzione è sempre molto apprezzata dalle multinazionali, che possono in questo modo distruggere l'ambiente e far ammalare gli ivoriani senza incorrere in vere sanzioni
. Brucia ancora la terribile storia legata ai rifiuti tossici scaricati in Costa d'Avorio dalla inglese Trafigura, potentissima terza azienda al mondo nel commercio del petrolio. Nell'agosto 2006, 17 persone morirono e migliaia rimasero intossicate per colpa delle 528 tonnellate di rifiuti scaricati illegalmente dalla nave Probo Koala ad Abidjian. Centomila persone furono costrette a ricorrere a cure mediche. Il colosso inglese se la cavò versando un assegno da 152 milioni di euro al governo ivoriano ed evitò il processo.

di Francesco Bianco

{ 1 Commenti }

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Essaba ha scritto:
2010-09-23 17:08:18
"Ma il sogno si è interrotto nel 1999" ... non era un sogno, era sudditanza alla francia, non era indipendenza, era servilismo .. "divisioni con i caschi blu e le truppe francesi a fare da cuscinetto tra il Nord" ma quale cuscinetto.. i Francesi si sono messi li' per tutelare i loro interssi e con questa manovra hanno permesso ai ribelli del Nord di armarsi .. per non parlare di quello che hanno fatto i soldati dell'ONU che si sono distinti per stupri di ragazzine.. (contingente Marocchino cercare su internet le info) La Probo Koala è Olandese ..
Il problema delle origini

 

È legata alla produzione del cacao - la Costa d'Avorio ne è il più importante esportatore al mondo - la ricchezza del Paese che ha richiamato come un magnete milioni di immigrati dai vicini Paesi, poverissimi, soprattutto Burkina Faso e Mali, impiegati nei campi per la raccolta delle preziose bacche. Negli anni 90 però l'economia, considerata fino ad allora la più ricca dell'Africa Occidentale, inizia a rallentare e gli ivoriani cominciano a odiare gli stranieri, che rappresentavano oltre il 30% della popolazione totale. L'ex presidente Bedie ha introdotto il concetto di 'Ivoirité': chi non ha sangue completamente ivoriano nelle vene viene pesantemente discriminato. Come è successo a Alassane Ouattara. La sua colpa è avere origini del Burkina Faso.


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